LA GABBIA- Graphic Novel di Silvia Ziche

Un testamento emotivo, un percorso di libertà, un dolore che nel tempo si trasforma e dà i suoi frutti, generando creatività, consapevolezza e gratitudine. La gabbia è una di quelle storie che arriva dritta al cuore: una figlia costretta a fare i conti con tutto il peso del dolore emotivo che un rapporto madre-figlia disfunzionale ha generato negli anni e che si ritrova incompiuto dinanzi al lutto. Rielaborazione, consapevolezza, crescita e libertà: come ogni buon percorso di psicoterapia insegna. Graphic novel come queste sono l’eccellenza a mio avviso, appassionata di storie, arte e bellezza quale sono.
Perché la psicologia non è solo quella che si fa in seduta, un’ora settimana, non è solo il frutto di manualoni e protocolli da seguire alla lettera. In quanto esseri umani siamo fatti di emozioni, pensieri, comportamenti e conseguentemente relazioni, più o meno funzionali. Ogni storia ha in sé una potenziale capacità di insegnamento, per ognuno di noi, basta solo voler apprendere, basta solo voler ascoltare.
Come ogni Natale da un po’ di anni a questa parte, dopo aver fatto l’albero, scelgo il primo regalo da fare a me stessa, che 9 volte su 10 è un libro. Quest’anno la scelta è stata molto veloce, quasi istintiva: questa graphic novel mi ha letteralmente chiamata. L’ho divorata tutta d’un fiato, la risonanza emotiva è stata forte, l’arricchimento personale decisamente notevole…in fin dei conti si sa, mi nutro di storie.
Dunque libro consigliato? Decisamente sì ❤️

Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile

Sto preparando un intervento sulla comunicazione da tenere con degli studenti e nella selezione dei vari argomenti che possano essere d’interesse per la loro formazione ma soprattutto per la loro crescita personale, ho consapevolmente scelto di trattare uno dei temi a me più cari: la comunicazione non violenta. Chi da tempo segue il mio blog sa che ho già parlato di Marshall Rosenberg e della sua Teoria sulla CNV, come pure dell’Assertività e dei 10 diritti assertivi, perché sono le basi su cui costruire ogni tipo di sana relazione.
Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile parla da sé e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se non un caldo invito ad osservarsi e ad osservare, per cercare di migliorare giorno dopo giorno se stessi e ciò che ci circonda, grazie alle nostre azioni consapevoli.

 

L’USO DELLO SMARTPHONE IN ETA’ EVOLUTIVA

L’8 Febbraio ho svolto un intervento “virtuale” all’interno di una scuola per sensibilizzare famiglie e genitori sull’argomento “utilizzo di smartphone e dispositivi elettronici in età evolutiva”. Vista la richiesta di condivisione del materiale riporto qui alcuni punti chiave:


I “nativi digitali”

Bambini ed adolescenti sembrano essere sorprendentemente attratti dall’utilizzo della tecnologia, dimostrando sin da piccolissimi una quasi “naturale” propensione al suo utilizzo, con una capacità di concentrazione della loro attenzione sullo schermo che difficilmente riescono a mettere in gioco in altre attività. Questo aspetto però dovrebbe solo parzialmente sorprenderci: se solo facciamo un passo indietro e proviamo a calcolare quanto tempo quotidianamente anche noi adulti trascorriamo con il nostro smartphone tra le mani, ci possiamo subito rendere conto che il modello che stiamo offrendo non si discosta più di tanto da quell’aspetto che cerchiamo di rimproverare loro. Il punto chiave è infatti proprio questo: ciò che noi psicologi definiamo apprendimento vicariante, che spiegato in due parole è apprendere indirettamente da dei modelli di riferimento (in questo caso gli adulti).

Possiamo definire l’utilizzo dello smartphone come una vera e propria dipendenza?
La risposta è purtroppo affermativa. Ciò che accade nel nostro cervello nel sistema dopaminergico che regola il meccanismo della gratificazione tramite la ricompensa, spiega il fenomeno. Semplificando, ogni volta che proviamo una sensazione positiva e gratificante (un cibo buono, un video divertente, una notifica sul telefono…) il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che influisce sulla motivazione e sul comportamento teso alla ricerca di gratificazione.  Nel momento in cui abbiamo ha tra le mani uno smartphone e con un semplice tocco riusciamo a far accadere qualcosa che ci piace o ci diverte, il nostro cervello produce dopamina; la produzione di dopamina genera una sensazione positiva che cercherà sia di mantenere quella situazione a lungo, sia di ricercarla in futuro (ricordiamo che ognuno di noi è predisposto a ricercare ciò che genera piacere!).
Ma questa modalità riproposta per lunghi periodi rischia di generare una vera e propria dipendenza, in quanto il cervello si sarà abituato al livello elevato di dopamina provocato dalle gratificazioni indotte dall’uso dello smartphone e ne chiederà un uso sempre più intensivo per mantenere il livello di piacere a cui è abituato (con un meccanismo in parte analogo a quanto avviene quando si assumono droghe). Ecco quindi la spiegazione a livello biochimico di quello che accade quando apparentemente non riusciamo a fare a meno di un qualcosa di piacevole, come in questo caso l’uso dello smartphone.


Ma ai problemi legati al rischio di dipendenza da smartphone se ne aggiungono altri sia fisici che psicologici e relazionali:

  • Difficoltà di concentrazione e conseguenti difficoltà negli apprendimenti
  • Danni per la vista
  • Rapporti sociali a rischio
  • Aumento dell’impulsività e distorto senso del limite
  • Rischio obesità
  • Privazione del sonno
  • Problemi comportamentali
  • Tecnodipendenza
  • Radiazioni
Quali possibili soluzioni?
L’importanza delle regole e di un clima familiare positivo

Dobbiamo sforzarci di ricordare che lo smartphone è principalmente uno strumento di comunicazione e va utilizzato pertanto solo quando serve. Mamma e papà in primis devono dare il buon esempio: il miglior modo per educare è con i comportamenti giusti. Perchè io figlio non devo utilizzare lo smartphone se mamma e papà ce l’hanno sempre tra le mani? Ricordiamo inoltre che un uso eccessivo dei dispositivi elettronici da parte dei genitori durante il tempo libero è pregiudizievole per il corretto sviluppo del bambino, perché lo priva di una preziosa opportunità di interazione con gli adulti di riferimento.

Ecco dunque l’importanza di stabilire un clima familiare positivo caratterizzato da chiare regole.


Alcuni consigli per una genitorialità efficace:

Il dott. Mario Di Pietro, una delle figure più autorevoli nel campo delle problematiche emotive e comportamentali dell’età evolutiva, per migliorare il clima familiare suggerisce:

Fartevi coinvolgere dai vostri figli: siate presenti e attivamente partecipi nelle loro attività extrascolastiche.

✔ Parlate ai vostri figli in modo non giudicante, trasparente, con uno stile comunicativo chiaro, positivo, deciso e non aggressivo

✔ Coltivate la relazione con i vostri figli: trascorrete sempre e con regolarità del tempo da soli con loro.

✔ Stabilite con chiarezza regole e aspettative.

✔ Applicate in modo coerente i provvedimenti e le conseguenze stabilite per un comportamento inadeguato.

✔ Contenete i conflitti, favorendo un’atmosfera positiva ed equilibrata. Ma soprattutto state attenti ai comportamenti positivi dei vostri figli e non dimenticate di premiarli!

✔ Insegnate a risolvere i problemi attraverso la comunicazione e non con la violenza.

✔ Negoziate e mediate quando possibile.

✔ Parlate con i vostri figli del futuro e sosteneteli nei loro desideri e progetti.

Istruzioni che funzionano

Le istruzioni efficaci sono quelle che esprimono in modo diretto ciò che deve essere fatto. In particolare le istruzioni devono essere:

formulate come un’affermazione diretta

date una sola volta

limitate a solo una o due alla volta

seguite da 10 secondi di silenzio.

Le istruzioni inefficaci sono invece quelle a cui i figli difficilmente obbediscono.

Ne sono un esempio:

✔ istruzioni confuse: parlare troppo o spiegare dopo aver chiesto di fare una cosa rende le richieste imprecise. Una richiesta dovrebbe essere invece formulata in maniera chiara ed essere seguita da 10 secondi di silenzio;

✔ troppe richieste: cioè collegare troppe richieste insieme tutte in una volta;

✔ richieste formulate in modo interrogativo: fare una richiesta con questa modalità è rischioso perché tecnicamente il bambino potrebbe rispondere «no», come se voi aveste posto semplicemente una domanda;

✔ istruzioni ripetute: cioè ripetere la stessa richiesta più e più volte;

✔ istruzioni vaghe: non specifiche e che non esplicitano in modo esatto quello che va fatto;

✔ richieste che iniziano con «facciamo»: esordire con «facciamo» potrebbe suscitare nel figlio l’idea e l’aspettativa che lo aiuteremo a fare quella cosa e potrebbe reagire con delusione e rabbia se questo non accadesse;

✔ istruzioni a distanza, formulate da un’altra stanza o da lontano: è molto probabile che il figlio non «riceva» la richiesta.

In ultimo ma non per importanza, è sempre bene ricordare che genitori perfetti non esistono ed anzi essere genitori è il mestiere più difficile al mondo, ma anche il più gratificante.
L’impegno richiesto è sicuramente costante, così come il continuo bisogno di mettersi in discussione…ma ne vale sicuramente la pena poichè ne va del benessere e della serenità dei propri figli. Dunque se è vero che genitori perfetti non esistono è altrettanto vero che una genitorialità consapevole è possibile!


Fonti:
L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva” – Di Pietro, Bassi;
www.amicopediatra.it

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Soul” il nuovo film della Disney Pixar

Soul, il nuovo capolavoro della Disney Pixar che ci è stato regalato questo natale, merita sicuramente tutta la nostra attenzione. In molti l’hanno definito un film d’animazione non per bambini, viste le tematiche profonde che vengono trattate, io l’ho sicuramente trovato un film “anche per adulti” e a breve cercherò di sondare il campo su quelli che sono stati la percezione e il giudizio dei più piccoli, ma non è questo il punto. Per chi è del settore il rimando alla psicologia archetipica è immediato, si parla del daimon ed è tutto egregiamente pieno di poesia. Ma non voglio addentrarmi in una lettura complessa e tendenzialmente troppo astratta della cosa, voglio solo concepire la trama come una profonda e delicata fiaba filosofica adatta a tutti, grandi e piccini. 

Il titolo stesso ci fa capire che si parla di anima. Joe Gardner è un musicista jazz alle prese con la difficile escalation nel mondo della musica per il riconoscimento del proprio valore e del proprio talento, in un mondo che fatica a comprendere la bellezza perché immerso nelle problematiche della quotidianità come pagare le bollette. La tenacia e la caparbietà che caratterizzano il protagonista, nonostante i suoi momenti di down e la sua quasi totale polarizzazione sul suo sogno, riaccendono in ognuno di noi quel desiderio che ci direziona da sempre verso ciò che ci fa battere forte il cuore e ci fa brillare gli occhi, nonostante tutto. La trama si infittisce con l’ingresso in scena di 22, un’anima che ha da secoli difficoltà nel trovare la propria scintilla, e vaga nel “vuoto esistenziale” di una ricerca che sembra non condurre da nessuna parte. Ecco che il film inizia ad avere tutti i connotati di una piacevolissima “fiaba filosofica”, sicuramente di grande stimolo per gli adulti.
Il rapporto tra i due protagonisti costituisce il leitmotiv della narrazione ma non voglio “spoilerare” nulla. Soul è un film che va visto e rivisto, perché se ne potrebbe stare a parlare per ore e di spunti di riflessione ce ne sono davvero tanti, per ognuno di noi.
Visione decisamente consigliata!

HYGGE CHRISTMAS


Quello che ci aspetta è indubbiamente un Natale fuori dagli schemi, su questo siamo tutti d’accordo. Ma come dico sempre, “dinanzi al problema sii parte della soluzione”, quindi stop alle lamentele e rimbocchiamoci le maniche! Oramai siamo quasi abituati a mettere in gioco tutto l’atteggiamento resiliente di cui siamo capaci e di cui forse conoscevamo solo una piccola percentuale fino a qualche mese fa, non è facile ma sicuramente ci è utile.
Come già scrissi ai tempi del primo lockdown, parlare di “Sindrome della Capanna” mi fa sempre un po’ storcere il naso, la tendenza a patologizzare tutto rende molto sterile il pensiero. Introdussi allora il concetto di Hygge a me da sempre molto caro, per offrire in modo anche un po’ provocatorio, una visione differente di quella che era la realtà che tutti noi stavamo vivendo.
Che vuol dire questa strana parola? Nel vecchio articolo del blog c’è una breve panoramica, basta cliccare qui per dargli uno sguardo!


Ora alle soglie di queste nuove festività, casa è nuovamente per necessità il luogo in cui vivere e trascorrere il nostro prezioso tempo. In questi mesi abbiamo imparato a trasformare le nostre più care abitudini nella loro versione digitale: smartworking, DAD, FAD, infinite videocall, Netflix e così via.
Che il cambiamento sia in atto e di grande portata è fuori discussione. Tuttavia ora eccolo qui, il natale più domestico che ci sia!
Riusciremo a renderlo Hygge? Siamo nuovamente messi alla prova, forse non abbiamo mai smesso di esserlo nell’ultimo anno, ma l’adattamento creativo riuscirà anche questa volta ad avere la meglio, per farci scoprire quante risorse e quante potenzialità abbiamo in noi.

Il mio augurio per queste festività è dunque il cercare ogni giorno di rendere speciale il nostro tempo, concedendoci un qualcosa di piacevole tra le mura domestiche ed in condivisione con i propri cari ed i propri affetti, per ri-scoprirsi e ri-scoprire il piacere delle piccole cose e della semplicità che è sempre a portata di mano.

Un Hygge – Christmas a tutti voi!

 

 

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Sex Education” la serie TV

“Sex Education” è una serie TV che in molti dovrebbero guardare, perché è schietta, profonda e soprattutto intimamente legata alle dinamiche identitarie degli adolescenti, contestualizzate alla realtà scolastica, familiare e gruppale.
Il protagonista Otis Milburn, figlio adolescente di una nota ed affermata sessuologa, si ritrova inizialmente per caso a dare consigli ad un suo compagno di scuola su problemi di natura sessuale. E il leitmotiv della serie tv sarà proprio questo: una trama che si snoda tra il bisogno di scoprire e di scoprirsi, nella paura del giudizio e della non accettazione da parte del resto del mondo.
Dare voce al turbinio di emozioni che caratterizza questa importantissima fase di crescita, in cui si inizia a sperimentare il proprio ruolo di giovane adulto e dunque il processo di individuazione che porterà al consolidarsi della propria identità, è sempre un buono spunto di riflessione per tutti coloro che in qualche modo hanno a che fare con il mondo dell’adolescenza. Le tematiche affrontate sono molteplici, la trama è davvero ben scritta ed articolata e il messaggio di fondo non è da meno (come pure la colonna sonora, ma quella è un’altra storia).

Mentre guardavo un episodio dopo l’altro, più volte ho pensato con un fondo di amarezza che troppo spesso il clima culturale che ancora caratterizza molte realtà del nostro paese è davvero troppo lontano da una visione libera e scevra da pregiudizi e mi sono fermata a riflettere su come il nostro ruolo professionale di psicologi possa realmente dimostrarsi efficace in questi casi. Sicuramente l’iniziare a sradicare un certo tipo di visione cieca del mondo è un primo grande passo, che ognuno di noi nel suo piccolo può iniziare a fare informandosi, accrescendo le proprie conoscenze e liberandosi giorno dopo giorno da quella maledettissima paura del diverso, che credo sia uno dei più grandi mali del nostro secolo.

Per tornare alla nostra serie TV e alle avventure di Otis, senza cadere nel tranello dello spoiler, per concludere voglio solo aggiungere che la sua visione è decisamente consigliata e che potrebbe essere un interessante input per avviare momenti di confronto con i ragazzi e le ragazze, da un punto di vista genitoriale, educativo, terapeutico o anche semplicemente amicale.

Aspettiamo con ansia la terza stagione, che dovrebbe arrivare all’inizio del 2021!

 

 

POST FATA RESURGO: RINASCITA E RESILIENZA

Post fata resurgo è il motto latino della Fenice, uccello mitologico noto per la leggenda di rinascere dopo la morte dalle sue stesse ceneri, la migliore immagine di resilienza che la nostra cultura millenaria potesse donarci.

Mai come in questi giorni il nostro pensiero è volto all’immagine della rinascita: l’intero pianeta è bloccato da un virus tanto piccolo quanto potente, che è quasi riuscito a mettere a tappeto l’intero funzionamento dell’uomo moderno, le nostre abitudini, le nostre routine e i nostri ritmi. Tutto è fermo, tutto è sospeso.

La paura sembra essere per molti l’emozione predominante, in parte è normale, ed è comunque un gesto di grande onestà nei confronti di sé stessi il concedersi di sperimentarla per poi lasciarla andare. Le emozioni vanno vissute e mai represse affinché il loro carico non diventi insostenibile, è sempre importante ricordarlo!

Nei precedenti articoli del mio blog ho parlato di alcuni strumenti per gestire lo stress (questo il link) e per coltivare la consapevolezza del respiro (questo il link), rinnovando l’invito a contattarmi attraverso la pagina #psicologicontrolapaura o tramite i miei indirizzi per poter affrontare insieme i vissuti emotivi di questi  giorni.

Siamo spettatori e protagonisti di quello che sembra essere uno dei cambiamenti più intensi ed enigmatici degli ultimi cento anni ed è importante provare ad addentrarci in esso con consapevolezza, coraggio e fiducia.

Il mio augurio per questi giorni di profonde trasformazioni è che ognuno di noi, proprio come la fenice, riesca  a riemergerne più forte, vigoroso e consapevole, provando a lasciarsi alle spalle tutto ciò che rendeva pesante anche la vita pre-quarantena, cercando di essere e sentirsi parte attiva del cambiamento.

Buona Pasqua, Buona Rinascita

“STRANI GIORNI, VIVIAMO STRANI GIORNI”

Questa mattina mi sono svegliata e nella testa mi risuonava la canzone “Strani Giorni” di Franco Battiato,  a chi come me ama la musica so che succede spesso di avere questa sorta di input musicali che rispondono a quello che è lo stato d’animo. Quello che stiamo vivendo è davvero strano, non c’è niente da aggiungere. Come Psicologa ho voluto anche io cercare di dare il mio contributo aderendo all’iniziativa #psicologicontrolapaura  lanciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi CNOP, ho cercato di adeguarmi alle modalità di smart working continuando ad offrire i miei servizi on line soprattutto ai ragazzi del nostro Doposcuola Specialistico e mi sto continuamente aggiornando per meglio riuscire a gestire questa condizione di emergenza sanitaria in cui siamo immersi, come consigliato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Dopo questo preambolo mi preme però sottolineare la mia parte più umana, perché prima di tutto, prima delle etichette che ci definiscono e ci qualificano da un punto di vista professionale, siamo esseri umani al contempo fragili ma resilienti. La parola resilienza “è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”, dice Wikipedia. Io sono sicura che ognuno di noi in questi giorni stia provando a dare voce a questa parte di sé, con risultati più o meno efficaci ma che giorno dopo giorno si affinano per dare vita a quelle che comunemente possiamo chiamare “strategie di sopravvivenza”.

Con questo breve articolo voglio provare a dare voce a quei gesti, a quelle parole e a quelle emozioni  che in queste lunghe giornate ci stanno aiutando a continuare a non perdere la rotta, in quello che è il nostro viaggio su questo pianeta. Mi piacerebbe poter ascoltare tutte quelle cose che stanno riempiendo in maniera positiva questa sorta di “tempo sospeso” e mi auguro che chi legge possa essere ispirato nel provare a condividere i suoi pensieri o i suoi momenti qui sul mio blog, tramite il modulo “Lascia un commento” alla fine del post o privatamente attraverso quelli che sono i miei contatti.

Io sto facendo tesoro di questi momenti, nonostante la preoccupazione e la paura a cui è lecito lasciare un piccolo spazio per esprimerle ed elaborarle, ma senza farle straripare. La mia giornata tipo è: sveglia, colazione, doccia, piccolo spazio per lo yoga o per la mindfulness, alcuni giorni li dedico allo smart working, altri ai momenti di studio e di approfondimento di quelli che sono i temi a me più cari per il mio lavoro e per la mia crescita personale. Cerco di non far mancare quasi mai almeno un po’ di attività fisica (per fortuna ho una cyclette e dei pesi), leggo tanto e ascolto buona musica, guardo film e serie tv, ascolto podcast mentre mi diverto con i colouring book, tengo ordinata la casa e cerco di cucinare cibi sani ma gustosi (oggi pizza!). Le videochiamate mi aiutano tanto a non sentire la solitudine, è bello poter vedere la persona con cui stai parlando e quel pezzettino di vita che al momento ha intorno.


Scrivere, parlare con le persone care e dare spazio alla propria creatività sono gesti che normalmente ci aiutano a connetterci maggiormente con noi stessi, ma in questi giorni ancor di più.


Aspetto di leggere le vostre testimonianze, distanti ma uniti ce la faremo!

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Figli” il film

Figli è un film piacevole ma schietto, che parla di quel vissuto che tutte le più o meno giovani coppie della nostra contemporaneità si trovano a dover affrontare. Discorsi spesso tabù, perché vanno ad intaccare quell’immagine ideale da famiglia perfetta e felice che tutti sono abituati goffamente ad ostentare. Un film dove protagonista è il vissuto emotivo dei due genitori, magistralmente interpretati dalla Cortellesi e da Mastandrea, che confermano il loro talento e continuano a valorizzare il cinema italiano. Una coppia che fino a prima dell’arrivo del secondo figlio rispecchia quell’equilibrio da famiglia medio borghese che si dimena nelle incombenze della quotidianità riuscendo più o meno sempre a stare sul pezzo. Ma arriva poi il fatidico secondo figlio e tale equilibrio sembra perdersi. Lo stile interpretativo dei due attori riesce sempre a regalare un sorriso, non si cade mai (per fortuna) nel mood mucciniano di crisi di coppia che per disperazione si adagia in ripicche e tradimenti. Molto lucide e ben contestualizzate le riflessioni sull’eredità concettuale e valoriale delle generazioni precedenti, che perpetuano una sorta di cecità e di indifferenza nei confronti di tutti coloro che ora rappresentano la parte giovane di questo paese.
La lettura psicologica e socio-culturale di quella che ora è la mia generazione é molto attenta, i due protagonisti non hanno paura di mostrare le loro fragilità e le contraddizioni di questo nostro presente. Cercano per tutto il film di fare i conti con quella dimensione problematica che sembra mettere in subbuglio la loro intera esistenza, ma con consapevolezza, il ché vuol dire ammettere in primis di avere una difficoltà per poi provare ad andare avanti, per tentativi ed errori, fino ad arrivare ad un nuovo equilibrio. Lo stile del film è leggero, grazie soprattutto alla peculiarità dei due attori che rimangono per me tra i migliori del panorama contemporaneo del cinema italiano. La visione stimola comunque delle belle riflessioni, per chi è già genitore e riesce pertanto a rispecchiarsi maggiormente nella storia, ma anche per chi ancora guarda alla dimensione familiare con un po’ di timore, perché magari vorrebbe ma è completamente scoraggiato dalla precarietà del presente lavorativo.
Decisamente consigliato.

UN GRANDE CLASSICO: “INTELLIGENZA EMOTIVA” DI DANIEL GOLEMAN

L’autore nelle primissime pagine del suo libro in maniera provocatoria chiede: come mai un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo dai grandi fallimenti della vita, come ad esempio la crisi di un matrimonio? L’intento è quello di dimostrare, sin dalle primissime righe di quello che oramai è diventato un must have nella biblioteca personale di ogni mio collega, l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni più razionali del pensiero. Il testo di Goleman quando lo acquistai anni fa, ancora fresca di un sapere accademico forse un po’ troppo sterile e decontestualizzato, fu per me a dir poco illuminante e divenne la base per tutti i miei futuri approfondimenti personali e professionali.


L’opera ed il nucleo concettuale del pensiero dell’autore vogliono essere la dimostrazione di come una buona strategia di 
problem solving sia un qualcosa di più di un alto punteggio nella misurazione del cosiddetto QI (Quoziente Intellettivo). L’Intelligenza Emotiva infatti è costituita da un insieme di fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri, che hanno un ruolo altrettanto determinante nella risoluzione dei problemi. 

L’Intelligenza Emotiva è una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con la realtà che viviamo ogni giorno.

Nella prefazione all’edizione italiana Goleman sottolinea la tendenza dei paesi europei ed industrializzati della società che spingono l’individuo ad una forma di autonomia e competitività sempre maggiore, a discapito delle forme di solidarietà e di collaborazione. Tutto ciò, sottolinea l’autore, non fa che aumentare il senso di isolamento che vive l’uomo contemporaneo e soprattutto il livello di deterioramento dell’integrazione sociale, in un momento storico in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero invece un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri. E in un clima di crisi sociale i segni del malessere emozionale purtroppo non si fanno attendere, sopratutto tra le fasce più vulnerabili della popolazione come ad esempio quella dei giovani e dei bambini.

“I fatti di cronaca che quotidianamente ascoltiamo, troppo spesso in una condizione di assuefazione e di indifferenza, dimostrano in una forma totalmente amplificata l’incapacità emotiva, la disperazione e la non curanza che regnano nella nostra quotidianità.”

Negli ultimi anni le neuroscienze sono riuscite a mostrare immagini del cervello in vivo e del funzionamento dei suoi centri emozionali che ci spingono alla rabbia, al pianto, a fare la guerra e a fare l’amore, producendo una serie di dati neurobiologici ancora non sufficientemente diffusi tra la comunità non scientifica. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro e le stesse neuroscienze dunque ci dimostrano l’importanza di prendere in considerazione le emozioni.

Ecco ora un’altra domanda molto semplice e diretta che l’autore pone al lettore per solleticare quella presa di coscienza da cui spesso si è troppo distanti: che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? Ricordiamo l’esempio iniziale in cui si sottolineava come spesso, persone con un elevato QI falliscono dinanzi alle sfide della vita e coloro con QI modesti riescono ad avere prestazioni sorprendentemente buone? Quali sono i fattori in gioco che determinano tutto ciò? Nuovamente la risposta può essere sinteticamente racchiusa nel concetto di Intelligenza Emotiva che comprende tra le altre cose l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseveranza e la capacità di automotivarsi.

La speranza dell’autore e di tutti coloro che sposano il suo pensiero è che i programmi di Alfabetizzazione Emotiva possano iniziare a prendere sempre più spazio all’interno dei contesti educativi: affianco alle materie tradizionali come la storia o la matematica sarebbe bello poter avere anche l’ora di empatia o l’insegnamento di capacità interpersonali essenziali!