L’8 Febbraio ho svolto un intervento “virtuale” all’interno di una scuola per sensibilizzare famiglie e genitori sull’argomento “utilizzo di smartphone e dispositivi elettronici in età evolutiva”. Vista la richiesta di condivisione del materiale riporto qui alcuni punti chiave:
I “nativi digitali”

Bambini ed adolescenti sembrano essere sorprendentemente attratti dall’utilizzo della tecnologia, dimostrando sin da piccolissimi una quasi “naturale” propensione al suo utilizzo, con una capacità di concentrazione della loro attenzione sullo schermo che difficilmente riescono a mettere in gioco in altre attività. Questo aspetto però dovrebbe solo parzialmente sorprenderci: se solo facciamo un passo indietro e proviamo a calcolare quanto tempo quotidianamente anche noi adulti trascorriamo con il nostro smartphone tra le mani, ci possiamo subito rendere conto che il modello che stiamo offrendo non si discosta più di tanto da quell’aspetto che cerchiamo di rimproverare loro. Il punto chiave è infatti proprio questo: ciò che noi psicologi definiamo apprendimento vicariante, che spiegato in due parole è apprendere indirettamente da dei modelli di riferimento (in questo caso gli adulti).

Possiamo definire l’utilizzo dello smartphone come una vera e propria dipendenza?
La risposta è purtroppo affermativa. Ciò che accade nel nostro cervello nel sistema dopaminergico che regola il meccanismo della gratificazione tramite la ricompensa, spiega il fenomeno. Semplificando, ogni volta che proviamo una sensazione positiva e gratificante (un cibo buono, un video divertente, una notifica sul telefono…) il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che influisce sulla motivazione e sul comportamento teso alla ricerca di gratificazione. Nel momento in cui abbiamo ha tra le mani uno smartphone e con un semplice tocco riusciamo a far accadere qualcosa che ci piace o ci diverte, il nostro cervello produce dopamina; la produzione di dopamina genera una sensazione positiva che cercherà sia di mantenere quella situazione a lungo, sia di ricercarla in futuro (ricordiamo che ognuno di noi è predisposto a ricercare ciò che genera piacere!).
Ma questa modalità riproposta per lunghi periodi rischia di generare una vera e propria dipendenza, in quanto il cervello si sarà abituato al livello elevato di dopamina provocato dalle gratificazioni indotte dall’uso dello smartphone e ne chiederà un uso sempre più intensivo per mantenere il livello di piacere a cui è abituato (con un meccanismo in parte analogo a quanto avviene quando si assumono droghe). Ecco quindi la spiegazione a livello biochimico di quello che accade quando apparentemente non riusciamo a fare a meno di un qualcosa di piacevole, come in questo caso l’uso dello smartphone.

Ma ai problemi legati al rischio di dipendenza da smartphone se ne aggiungono altri sia fisici che psicologici e relazionali:
- Difficoltà di concentrazione e conseguenti difficoltà negli apprendimenti
- Danni per la vista
- Rapporti sociali a rischio
- Aumento dell’impulsività e distorto senso del limite
- Rischio obesità
- Privazione del sonno
- Problemi comportamentali
- Tecnodipendenza
- Radiazioni
Quali possibili soluzioni?
L’importanza delle regole e di un clima familiare positivo

Dobbiamo sforzarci di ricordare che lo smartphone è principalmente uno strumento di comunicazione e va utilizzato pertanto solo quando serve. Mamma e papà in primis devono dare il buon esempio: il miglior modo per educare è con i comportamenti giusti. Perchè io figlio non devo utilizzare lo smartphone se mamma e papà ce l’hanno sempre tra le mani? Ricordiamo inoltre che un uso eccessivo dei dispositivi elettronici da parte dei genitori durante il tempo libero è pregiudizievole per il corretto sviluppo del bambino, perché lo priva di una preziosa opportunità di interazione con gli adulti di riferimento.
Ecco dunque l’importanza di stabilire un clima familiare positivo caratterizzato da chiare regole.

Alcuni consigli per una genitorialità efficace:
Il dott. Mario Di Pietro, una delle figure più autorevoli nel campo delle problematiche emotive e comportamentali dell’età evolutiva, per migliorare il clima familiare suggerisce:
✔ Fartevi coinvolgere dai vostri figli: siate presenti e attivamente partecipi nelle loro attività extrascolastiche.
✔ Parlate ai vostri figli in modo non giudicante, trasparente, con uno stile comunicativo chiaro, positivo, deciso e non aggressivo
✔ Coltivate la relazione con i vostri figli: trascorrete sempre e con regolarità del tempo da soli con loro.
✔ Stabilite con chiarezza regole e aspettative.
✔ Applicate in modo coerente i provvedimenti e le conseguenze stabilite per un comportamento inadeguato.
✔ Contenete i conflitti, favorendo un’atmosfera positiva ed equilibrata. Ma soprattutto state attenti ai comportamenti positivi dei vostri figli e non dimenticate di premiarli!
✔ Insegnate a risolvere i problemi attraverso la comunicazione e non con la violenza.
✔ Negoziate e mediate quando possibile.
✔ Parlate con i vostri figli del futuro e sosteneteli nei loro desideri e progetti.
Istruzioni che funzionano
Le istruzioni efficaci sono quelle che esprimono in modo diretto ciò che deve essere fatto. In particolare le istruzioni devono essere:
✔ formulate come un’affermazione diretta
✔ date una sola volta
✔ limitate a solo una o due alla volta
✔ seguite da 10 secondi di silenzio.

Le istruzioni inefficaci sono invece quelle a cui i figli difficilmente obbediscono.
Ne sono un esempio:
✔ istruzioni confuse: parlare troppo o spiegare dopo aver chiesto di fare una cosa rende le richieste imprecise. Una richiesta dovrebbe essere invece formulata in maniera chiara ed essere seguita da 10 secondi di silenzio;
✔ troppe richieste: cioè collegare troppe richieste insieme tutte in una volta;
✔ richieste formulate in modo interrogativo: fare una richiesta con questa modalità è rischioso perché tecnicamente il bambino potrebbe rispondere «no», come se voi aveste posto semplicemente una domanda;
✔ istruzioni ripetute: cioè ripetere la stessa richiesta più e più volte;
✔ istruzioni vaghe: non specifiche e che non esplicitano in modo esatto quello che va fatto;
✔ richieste che iniziano con «facciamo»: esordire con «facciamo» potrebbe suscitare nel figlio l’idea e l’aspettativa che lo aiuteremo a fare quella cosa e potrebbe reagire con delusione e rabbia se questo non accadesse;
✔ istruzioni a distanza, formulate da un’altra stanza o da lontano: è molto probabile che il figlio non «riceva» la richiesta.

In ultimo ma non per importanza, è sempre bene ricordare che genitori perfetti non esistono ed anzi essere genitori è il mestiere più difficile al mondo, ma anche il più gratificante.
L’impegno richiesto è sicuramente costante, così come il continuo bisogno di mettersi in discussione…ma ne vale sicuramente la pena poichè ne va del benessere e della serenità dei propri figli. Dunque se è vero che genitori perfetti non esistono è altrettanto vero che una genitorialità consapevole è possibile!

Fonti:
“L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva” – Di Pietro, Bassi;
www.amicopediatra.it
