
In questi giorni un po’ ovunque si sente parlare di “Sindrome della Capanna” in merito alla tendenza al non voler più ri-uscire di casa dopo il lungo periodo di lockdown che abbiamo vissuto. Dico la verità, questo termine un po’ mi inquieta, sarà perché sono satura del voler patologizzare qualsiasi aspetto del comportamento umano, sarà perché sono sempre stata un’amante dello stare in casa o meglio del cosiddetto stile “Hygge”, sarà perché preferisco parlare di cambiamento e non di ritorno alle vecchie abitudini, non lo so…
Ma il voler stare in casa è davvero un qualcosa di così negativo? Veniamo da più di due mesi di reclusione forzata, in cui il fermarsi e rimanere tra le quattro mura delle nostre abitazioni è stato l’unico modo che abbiamo avuto per preservare la nostra salute e quella del prossimo ed è stata dura, lo so. Il desiderio di libertà è cresciuto giorno dopo giorno e questa “riapertura” tanto attesa ci ha sicuramente donato quel respiro di sollievo che spesso si prova passeggiando sulla riva del mare dopo un’intera giornata di lavoro. Molti di noi si sentono ora “finalmente liberi” in nome del cosiddetto “ritorno alla normalità”, ma il pericolo non è definitivamente scampato, dobbiamo ricordarlo. Lungi da me attivare quella modalità di pensiero allarmistica tipica della gran parte delle fonti di informazione, ma un atteggiamento consapevole è quello che ci ricorda che il pericolo, seppure ridimensionato, è ancora presente. Ed è saggio attivare delle modalità di comportamento che continuino a preservarci e a proteggerci: stare nell’hic et nunc, nel momento presente, senza cercare di evadere, né con la nostalgia per il passato né con la paura per il futuro ma semplicemente con la consapevolezza del qui ed ora è una delle strategie migliori. Può non essere facile, lo so, ma ci si può lavorare e la Mindfulness è in tal senso una grande maestra!
Lo stop da tutto e tutti vissuto durante il lockdown in qualche modo ci ha aiutato a riconnetterci con i lati più profondi del nostro animo, con le nostre paure e con i nostri desideri più intensi, insomma con quella forma di consapevolezza che forse prima avevamo un po’ smarrito, perché distratti dal continuo affaccendarci nei nostri doveri quotidiani. Mi piace pensare che questo lockdown ci abbia ri-donato il cosiddetto “tempo lento”, rimodulando i ritmi della nostra vita e concedendoci di concentrarci su quegli aspetti che abbiamo inquadrato come prioritari, riconducendoci ad uno stile di vita domestico, sicuramente più semplice.
Ed ecco il concetto di “Hygge“, a me tanto caro: questa parola indica una tradizione danese che consiste nel piacere dello stare in casa, luogo vissuto come una sorta di rifugio sicuro e a misura delle proprie passioni e del proprio benessere. Che sia insieme ai propri cari o in solitudine, l’importante è poter “staccare la spina” dallo stress della vita di tutti i giorni, per mettere in pausa i doveri e la frenesia della quotidianità. Elemento imprescindibile è dunque l’atmosfera della propria casa “hygge”, resa accogliente dalla cura dei dettagli nell’arredamento, che va a rispecchiare le passioni e gli interessi di ognuno: luci soffuse, candele, quadri, foto ed oggetti che evocano il nostro più intimo senso di bellezza, tappeti e morbidi cuscini su cui potersi sedere… Non meno importanti solo le attività da svolgere all’interno delle quattro mura domestiche, quali ascoltare musica, leggere un libro, vedere un film, godere dei momenti di intimità con le persone care, dedicarsi alla creatività, degustare del buon cibo e del buon vino, fare un bagno caldo o un po’ di meditazione…
Insomma una “casa hygge” è quel luogo che ti abbraccia e ti conforta, donandoti quella sensazione di appartenenza e di connessione con te stesso.
Il libro “Il metodo danese per vivere felici. Hygge” di Søderberg, Marie Tourell edito da Newton Compton, illustra questa filosofia nei suoi molteplici aspetti, riportando testimonianze ed immagini di uno stile di vita così affascinante e alla portata di tutti.

Eccone alcune:
“Per me, l’hygge è un momento per lasciarsi andare – un momento senza limiti di tempo, doveri, stress o distrazioni; un momento d’amore, calore e tempo per dedicarci alle piccole cose: un gioco di carte, un libro o un bagno caldo. Quando guardo le mie ragazze che ridono insieme o quando mi rannicchio in un angolo della poltrona con loro. L’hygge è il tempo extra che mi concedo per godermi davvero un momento speciale, ma allo stesso tempo è qualcosa che, come per magia, accade ogni singolo giorno se, semplicemente, apro gli occhi.”
e ancora:
“Nell’hygge è connaturata un’assenza di sforzo che implica di poter stare
insieme agli amici e alla famiglia senza dover fare progetti, se non quelli volti al rilassarsi e a godere del tempo trascorso insieme. Osiamo essere noi stessi in compagnia degli altri e questo ci conferma che abbiamo relazioni stabili, perciò non saremo mai soli. È una sicurezza sociale di immenso valore e una delle principali ragioni della nostra felicità. Nell’hygge troviamo inoltre sincerità e conforto, che ci permettono di esprimere noi stessi anche nel disaccordo.
E quando, in modo rispettoso e rilassato, ci spingiamo a discutere dei grandi interrogativi della vita, abbiamo l’opportunità di osservare noi stessi e le nostre vite da una nuova prospettiva, divenendo ancora più consapevoli di ciò che ci rende felici. Allo stesso tempo siamo in grado di cambiare per poter stare ancora meglio. Nella condizione dell’hygge non troviamo una felicità estatica, spesso momentanea, ma sperimentiamo una sorta di felicità quotidiana;
l’hygge contribuisce a un generale senso di appagamento nel lungo periodo.”
“[…] l’hygge deriva dalla sincerità delle cose con cui ci si circonda – l’ambiente e la cornice della propria casa dovrebbero riflettere le scelte fatte nella propria vita e nel quotidiano. Se ami il cibo, la cucina e accogliere gli ospiti, probabilmente il tuo hygge si concentrerà in cucina e intorno al tavolo. Allo stesso modo, la passione e l’entusiasmo di un amante dell’arte daranno alla casa un’atmosfera differente, in base all’arredamento per cui ha optato. La sensazione di hygge trasmessa dalla propria casa rispecchierà senza alcun dubbio il tempo e le energie a lei dedicate. Quando rifletti accuratamente su come e perché hai scelto di circondarti di un particolare tipo di arredamento, oggetti, opere d’arte, fiori, soprammobili, tende – qualsiasi cosa – potrai rilassarti e i tuoi ospiti ti vedranno e conosceranno per come sei davvero.”
Gli spunti di riflessione sono interessanti, numerosi e sicuramente di grande ispirazione per provare a vivere più serenamente la propria quotidianità, il momento presente, l’hic et nunc…soprattutto in quei momenti di profonda trasformazione come quello che stiamo vivendo!
Dunque siamo proprio sicuri che sia corretto parlare solo di “sindrome della capanna”?












