LA GABBIA- Graphic Novel di Silvia Ziche

Un testamento emotivo, un percorso di libertà, un dolore che nel tempo si trasforma e dà i suoi frutti, generando creatività, consapevolezza e gratitudine. La gabbia è una di quelle storie che arriva dritta al cuore: una figlia costretta a fare i conti con tutto il peso del dolore emotivo che un rapporto madre-figlia disfunzionale ha generato negli anni e che si ritrova incompiuto dinanzi al lutto. Rielaborazione, consapevolezza, crescita e libertà: come ogni buon percorso di psicoterapia insegna. Graphic novel come queste sono l’eccellenza a mio avviso, appassionata di storie, arte e bellezza quale sono.
Perché la psicologia non è solo quella che si fa in seduta, un’ora settimana, non è solo il frutto di manualoni e protocolli da seguire alla lettera. In quanto esseri umani siamo fatti di emozioni, pensieri, comportamenti e conseguentemente relazioni, più o meno funzionali. Ogni storia ha in sé una potenziale capacità di insegnamento, per ognuno di noi, basta solo voler apprendere, basta solo voler ascoltare.
Come ogni Natale da un po’ di anni a questa parte, dopo aver fatto l’albero, scelgo il primo regalo da fare a me stessa, che 9 volte su 10 è un libro. Quest’anno la scelta è stata molto veloce, quasi istintiva: questa graphic novel mi ha letteralmente chiamata. L’ho divorata tutta d’un fiato, la risonanza emotiva è stata forte, l’arricchimento personale decisamente notevole…in fin dei conti si sa, mi nutro di storie.
Dunque libro consigliato? Decisamente sì ❤️

PRONTI PER TORNARE A SCUOLA!

Per salutare l’estate e prepararci al nuovo anno scolastico che sta per iniziare, abbiamo scelto di organizzare questo breve ciclo di incontri  in cui, sotto forma di giochi ed attività di gruppo, si andrà a lavorare sui prerequisiti  e sulle abilità cognitive di base degli apprendimenti scolastici.

  • PRONTI PER LA PRIMA:

Attività laboratoriali in piccolo gruppo per il consolidamento dei prerequisiti cognitivi e strumentali utili ad affrontare con più facilità gli apprendimenti scolastici

Giochi logici, linguistici, metalinguistici, grafo-motori e di precalcolo si affiancheranno ad esercizi che stimolano l’attenzione, la memoria visuo-spaziale, la consapevolezza del tempo e l’orientamento nello spazio. L’obiettivo è quello di coinvolgere i bambini ed accrescere il loro interesse ad osservare, confrontare, indovinare, raccontare, colorare, disegnare, contare, fare delle scelte e riflettere sulle emozioni, come forma di training preparatorio all’ingresso nella scuola primaria.

  • BACK TO SCHOOL:

Attività laboratoriali in piccolo gruppo per il potenziamento dei processi cognitivi alla base degli apprendimenti scolastici (area linguistica e matematica).

In linea con le concettualizzazioni di Feuerstein la modificabilità dei processi cognitivi è sempre possibile, indipendentemente dalle condizioni di partenza (età, tipo di problema o livello di gravità). 

Ricordiamo che il concetto di potenziamento affonda le sue radici nella letteratura sull’intelligenza potenziale, che si contraddistingue per due caratteristiche fondamentali: il fatto che i processi cognitivi e le strategie presenti nel repertorio cognitivo di una persona non sempre vengono utilizzati appieno e la modificabilità dell’apprendimento potenziale.
Scopo prioritario delle attività di potenziamento sarà dunque quello di valorizzare il potenziale del singolo individuo, scoprendo la sua capacità interna e facendo da mediatore tra capacità interne ed esterne. 

Grande importanza verrà data a quegli aspetti trasversali  di ogni forma di apprendimento quali attenzione, memoria, problem solving, pianificazione ed autoregolazione.

Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile

Sto preparando un intervento sulla comunicazione da tenere con degli studenti e nella selezione dei vari argomenti che possano essere d’interesse per la loro formazione ma soprattutto per la loro crescita personale, ho consapevolmente scelto di trattare uno dei temi a me più cari: la comunicazione non violenta. Chi da tempo segue il mio blog sa che ho già parlato di Marshall Rosenberg e della sua Teoria sulla CNV, come pure dell’Assertività e dei 10 diritti assertivi, perché sono le basi su cui costruire ogni tipo di sana relazione.
Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile parla da sé e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se non un caldo invito ad osservarsi e ad osservare, per cercare di migliorare giorno dopo giorno se stessi e ciò che ci circonda, grazie alle nostre azioni consapevoli.

 

L’USO DELLO SMARTPHONE IN ETA’ EVOLUTIVA

L’8 Febbraio ho svolto un intervento “virtuale” all’interno di una scuola per sensibilizzare famiglie e genitori sull’argomento “utilizzo di smartphone e dispositivi elettronici in età evolutiva”. Vista la richiesta di condivisione del materiale riporto qui alcuni punti chiave:


I “nativi digitali”

Bambini ed adolescenti sembrano essere sorprendentemente attratti dall’utilizzo della tecnologia, dimostrando sin da piccolissimi una quasi “naturale” propensione al suo utilizzo, con una capacità di concentrazione della loro attenzione sullo schermo che difficilmente riescono a mettere in gioco in altre attività. Questo aspetto però dovrebbe solo parzialmente sorprenderci: se solo facciamo un passo indietro e proviamo a calcolare quanto tempo quotidianamente anche noi adulti trascorriamo con il nostro smartphone tra le mani, ci possiamo subito rendere conto che il modello che stiamo offrendo non si discosta più di tanto da quell’aspetto che cerchiamo di rimproverare loro. Il punto chiave è infatti proprio questo: ciò che noi psicologi definiamo apprendimento vicariante, che spiegato in due parole è apprendere indirettamente da dei modelli di riferimento (in questo caso gli adulti).

Possiamo definire l’utilizzo dello smartphone come una vera e propria dipendenza?
La risposta è purtroppo affermativa. Ciò che accade nel nostro cervello nel sistema dopaminergico che regola il meccanismo della gratificazione tramite la ricompensa, spiega il fenomeno. Semplificando, ogni volta che proviamo una sensazione positiva e gratificante (un cibo buono, un video divertente, una notifica sul telefono…) il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che influisce sulla motivazione e sul comportamento teso alla ricerca di gratificazione.  Nel momento in cui abbiamo ha tra le mani uno smartphone e con un semplice tocco riusciamo a far accadere qualcosa che ci piace o ci diverte, il nostro cervello produce dopamina; la produzione di dopamina genera una sensazione positiva che cercherà sia di mantenere quella situazione a lungo, sia di ricercarla in futuro (ricordiamo che ognuno di noi è predisposto a ricercare ciò che genera piacere!).
Ma questa modalità riproposta per lunghi periodi rischia di generare una vera e propria dipendenza, in quanto il cervello si sarà abituato al livello elevato di dopamina provocato dalle gratificazioni indotte dall’uso dello smartphone e ne chiederà un uso sempre più intensivo per mantenere il livello di piacere a cui è abituato (con un meccanismo in parte analogo a quanto avviene quando si assumono droghe). Ecco quindi la spiegazione a livello biochimico di quello che accade quando apparentemente non riusciamo a fare a meno di un qualcosa di piacevole, come in questo caso l’uso dello smartphone.


Ma ai problemi legati al rischio di dipendenza da smartphone se ne aggiungono altri sia fisici che psicologici e relazionali:

  • Difficoltà di concentrazione e conseguenti difficoltà negli apprendimenti
  • Danni per la vista
  • Rapporti sociali a rischio
  • Aumento dell’impulsività e distorto senso del limite
  • Rischio obesità
  • Privazione del sonno
  • Problemi comportamentali
  • Tecnodipendenza
  • Radiazioni
Quali possibili soluzioni?
L’importanza delle regole e di un clima familiare positivo

Dobbiamo sforzarci di ricordare che lo smartphone è principalmente uno strumento di comunicazione e va utilizzato pertanto solo quando serve. Mamma e papà in primis devono dare il buon esempio: il miglior modo per educare è con i comportamenti giusti. Perchè io figlio non devo utilizzare lo smartphone se mamma e papà ce l’hanno sempre tra le mani? Ricordiamo inoltre che un uso eccessivo dei dispositivi elettronici da parte dei genitori durante il tempo libero è pregiudizievole per il corretto sviluppo del bambino, perché lo priva di una preziosa opportunità di interazione con gli adulti di riferimento.

Ecco dunque l’importanza di stabilire un clima familiare positivo caratterizzato da chiare regole.


Alcuni consigli per una genitorialità efficace:

Il dott. Mario Di Pietro, una delle figure più autorevoli nel campo delle problematiche emotive e comportamentali dell’età evolutiva, per migliorare il clima familiare suggerisce:

Fartevi coinvolgere dai vostri figli: siate presenti e attivamente partecipi nelle loro attività extrascolastiche.

✔ Parlate ai vostri figli in modo non giudicante, trasparente, con uno stile comunicativo chiaro, positivo, deciso e non aggressivo

✔ Coltivate la relazione con i vostri figli: trascorrete sempre e con regolarità del tempo da soli con loro.

✔ Stabilite con chiarezza regole e aspettative.

✔ Applicate in modo coerente i provvedimenti e le conseguenze stabilite per un comportamento inadeguato.

✔ Contenete i conflitti, favorendo un’atmosfera positiva ed equilibrata. Ma soprattutto state attenti ai comportamenti positivi dei vostri figli e non dimenticate di premiarli!

✔ Insegnate a risolvere i problemi attraverso la comunicazione e non con la violenza.

✔ Negoziate e mediate quando possibile.

✔ Parlate con i vostri figli del futuro e sosteneteli nei loro desideri e progetti.

Istruzioni che funzionano

Le istruzioni efficaci sono quelle che esprimono in modo diretto ciò che deve essere fatto. In particolare le istruzioni devono essere:

formulate come un’affermazione diretta

date una sola volta

limitate a solo una o due alla volta

seguite da 10 secondi di silenzio.

Le istruzioni inefficaci sono invece quelle a cui i figli difficilmente obbediscono.

Ne sono un esempio:

✔ istruzioni confuse: parlare troppo o spiegare dopo aver chiesto di fare una cosa rende le richieste imprecise. Una richiesta dovrebbe essere invece formulata in maniera chiara ed essere seguita da 10 secondi di silenzio;

✔ troppe richieste: cioè collegare troppe richieste insieme tutte in una volta;

✔ richieste formulate in modo interrogativo: fare una richiesta con questa modalità è rischioso perché tecnicamente il bambino potrebbe rispondere «no», come se voi aveste posto semplicemente una domanda;

✔ istruzioni ripetute: cioè ripetere la stessa richiesta più e più volte;

✔ istruzioni vaghe: non specifiche e che non esplicitano in modo esatto quello che va fatto;

✔ richieste che iniziano con «facciamo»: esordire con «facciamo» potrebbe suscitare nel figlio l’idea e l’aspettativa che lo aiuteremo a fare quella cosa e potrebbe reagire con delusione e rabbia se questo non accadesse;

✔ istruzioni a distanza, formulate da un’altra stanza o da lontano: è molto probabile che il figlio non «riceva» la richiesta.

In ultimo ma non per importanza, è sempre bene ricordare che genitori perfetti non esistono ed anzi essere genitori è il mestiere più difficile al mondo, ma anche il più gratificante.
L’impegno richiesto è sicuramente costante, così come il continuo bisogno di mettersi in discussione…ma ne vale sicuramente la pena poichè ne va del benessere e della serenità dei propri figli. Dunque se è vero che genitori perfetti non esistono è altrettanto vero che una genitorialità consapevole è possibile!


Fonti:
L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva” – Di Pietro, Bassi;
www.amicopediatra.it

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Soul” il nuovo film della Disney Pixar

Soul, il nuovo capolavoro della Disney Pixar che ci è stato regalato questo natale, merita sicuramente tutta la nostra attenzione. In molti l’hanno definito un film d’animazione non per bambini, viste le tematiche profonde che vengono trattate, io l’ho sicuramente trovato un film “anche per adulti” e a breve cercherò di sondare il campo su quelli che sono stati la percezione e il giudizio dei più piccoli, ma non è questo il punto. Per chi è del settore il rimando alla psicologia archetipica è immediato, si parla del daimon ed è tutto egregiamente pieno di poesia. Ma non voglio addentrarmi in una lettura complessa e tendenzialmente troppo astratta della cosa, voglio solo concepire la trama come una profonda e delicata fiaba filosofica adatta a tutti, grandi e piccini. 

Il titolo stesso ci fa capire che si parla di anima. Joe Gardner è un musicista jazz alle prese con la difficile escalation nel mondo della musica per il riconoscimento del proprio valore e del proprio talento, in un mondo che fatica a comprendere la bellezza perché immerso nelle problematiche della quotidianità come pagare le bollette. La tenacia e la caparbietà che caratterizzano il protagonista, nonostante i suoi momenti di down e la sua quasi totale polarizzazione sul suo sogno, riaccendono in ognuno di noi quel desiderio che ci direziona da sempre verso ciò che ci fa battere forte il cuore e ci fa brillare gli occhi, nonostante tutto. La trama si infittisce con l’ingresso in scena di 22, un’anima che ha da secoli difficoltà nel trovare la propria scintilla, e vaga nel “vuoto esistenziale” di una ricerca che sembra non condurre da nessuna parte. Ecco che il film inizia ad avere tutti i connotati di una piacevolissima “fiaba filosofica”, sicuramente di grande stimolo per gli adulti.
Il rapporto tra i due protagonisti costituisce il leitmotiv della narrazione ma non voglio “spoilerare” nulla. Soul è un film che va visto e rivisto, perché se ne potrebbe stare a parlare per ore e di spunti di riflessione ce ne sono davvero tanti, per ognuno di noi.
Visione decisamente consigliata!

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Sex Education” la serie TV

“Sex Education” è una serie TV che in molti dovrebbero guardare, perché è schietta, profonda e soprattutto intimamente legata alle dinamiche identitarie degli adolescenti, contestualizzate alla realtà scolastica, familiare e gruppale.
Il protagonista Otis Milburn, figlio adolescente di una nota ed affermata sessuologa, si ritrova inizialmente per caso a dare consigli ad un suo compagno di scuola su problemi di natura sessuale. E il leitmotiv della serie tv sarà proprio questo: una trama che si snoda tra il bisogno di scoprire e di scoprirsi, nella paura del giudizio e della non accettazione da parte del resto del mondo.
Dare voce al turbinio di emozioni che caratterizza questa importantissima fase di crescita, in cui si inizia a sperimentare il proprio ruolo di giovane adulto e dunque il processo di individuazione che porterà al consolidarsi della propria identità, è sempre un buono spunto di riflessione per tutti coloro che in qualche modo hanno a che fare con il mondo dell’adolescenza. Le tematiche affrontate sono molteplici, la trama è davvero ben scritta ed articolata e il messaggio di fondo non è da meno (come pure la colonna sonora, ma quella è un’altra storia).

Mentre guardavo un episodio dopo l’altro, più volte ho pensato con un fondo di amarezza che troppo spesso il clima culturale che ancora caratterizza molte realtà del nostro paese è davvero troppo lontano da una visione libera e scevra da pregiudizi e mi sono fermata a riflettere su come il nostro ruolo professionale di psicologi possa realmente dimostrarsi efficace in questi casi. Sicuramente l’iniziare a sradicare un certo tipo di visione cieca del mondo è un primo grande passo, che ognuno di noi nel suo piccolo può iniziare a fare informandosi, accrescendo le proprie conoscenze e liberandosi giorno dopo giorno da quella maledettissima paura del diverso, che credo sia uno dei più grandi mali del nostro secolo.

Per tornare alla nostra serie TV e alle avventure di Otis, senza cadere nel tranello dello spoiler, per concludere voglio solo aggiungere che la sua visione è decisamente consigliata e che potrebbe essere un interessante input per avviare momenti di confronto con i ragazzi e le ragazze, da un punto di vista genitoriale, educativo, terapeutico o anche semplicemente amicale.

Aspettiamo con ansia la terza stagione, che dovrebbe arrivare all’inizio del 2021!