Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile

Sto preparando un intervento sulla comunicazione da tenere con degli studenti e nella selezione dei vari argomenti che possano essere d’interesse per la loro formazione ma soprattutto per la loro crescita personale, ho consapevolmente scelto di trattare uno dei temi a me più cari: la comunicazione non violenta. Chi da tempo segue il mio blog sa che ho già parlato di Marshall Rosenberg e della sua Teoria sulla CNV, come pure dell’Assertività e dei 10 diritti assertivi, perché sono le basi su cui costruire ogni tipo di sana relazione.
Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile parla da sé e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se non un caldo invito ad osservarsi e ad osservare, per cercare di migliorare giorno dopo giorno se stessi e ciò che ci circonda, grazie alle nostre azioni consapevoli.

 

HYGGE CHRISTMAS


Quello che ci aspetta è indubbiamente un Natale fuori dagli schemi, su questo siamo tutti d’accordo. Ma come dico sempre, “dinanzi al problema sii parte della soluzione”, quindi stop alle lamentele e rimbocchiamoci le maniche! Oramai siamo quasi abituati a mettere in gioco tutto l’atteggiamento resiliente di cui siamo capaci e di cui forse conoscevamo solo una piccola percentuale fino a qualche mese fa, non è facile ma sicuramente ci è utile.
Come già scrissi ai tempi del primo lockdown, parlare di “Sindrome della Capanna” mi fa sempre un po’ storcere il naso, la tendenza a patologizzare tutto rende molto sterile il pensiero. Introdussi allora il concetto di Hygge a me da sempre molto caro, per offrire in modo anche un po’ provocatorio, una visione differente di quella che era la realtà che tutti noi stavamo vivendo.
Che vuol dire questa strana parola? Nel vecchio articolo del blog c’è una breve panoramica, basta cliccare qui per dargli uno sguardo!


Ora alle soglie di queste nuove festività, casa è nuovamente per necessità il luogo in cui vivere e trascorrere il nostro prezioso tempo. In questi mesi abbiamo imparato a trasformare le nostre più care abitudini nella loro versione digitale: smartworking, DAD, FAD, infinite videocall, Netflix e così via.
Che il cambiamento sia in atto e di grande portata è fuori discussione. Tuttavia ora eccolo qui, il natale più domestico che ci sia!
Riusciremo a renderlo Hygge? Siamo nuovamente messi alla prova, forse non abbiamo mai smesso di esserlo nell’ultimo anno, ma l’adattamento creativo riuscirà anche questa volta ad avere la meglio, per farci scoprire quante risorse e quante potenzialità abbiamo in noi.

Il mio augurio per queste festività è dunque il cercare ogni giorno di rendere speciale il nostro tempo, concedendoci un qualcosa di piacevole tra le mura domestiche ed in condivisione con i propri cari ed i propri affetti, per ri-scoprirsi e ri-scoprire il piacere delle piccole cose e della semplicità che è sempre a portata di mano.

Un Hygge – Christmas a tutti voi!

 

 

STILE “HYGGE” O SINDROME DELLA CAPANNA?

In questi giorni un po’ ovunque si sente parlare di “Sindrome della Capanna” in merito alla tendenza al non voler più ri-uscire di casa dopo il lungo periodo di lockdown che abbiamo vissuto. Dico la verità, questo termine un po’ mi inquieta, sarà perché sono satura del voler patologizzare qualsiasi aspetto del comportamento umano, sarà perché sono sempre stata un’amante dello stare in casa o meglio del cosiddetto stile “Hygge”, sarà perché preferisco parlare di cambiamento e non di ritorno alle vecchie abitudini, non lo so…

Ma il voler stare in casa è davvero un qualcosa di così negativo? Veniamo da più di due mesi di reclusione forzata, in cui il fermarsi e rimanere tra le quattro mura delle nostre abitazioni è stato l’unico modo che abbiamo avuto per preservare la nostra salute e quella del prossimo ed è stata dura, lo so. Il desiderio di libertà è cresciuto giorno dopo giorno e questa “riapertura” tanto attesa ci ha sicuramente donato quel respiro di sollievo che spesso si prova passeggiando sulla riva del mare dopo un’intera giornata di lavoro. Molti di noi si sentono ora “finalmente liberi” in nome del cosiddetto “ritorno alla normalità”, ma il pericolo non è definitivamente scampato, dobbiamo ricordarlo. Lungi da me attivare quella modalità di pensiero allarmistica tipica della gran parte delle fonti di informazione, ma un atteggiamento consapevole è quello che ci ricorda che il pericolo, seppure ridimensionato, è ancora presente. Ed è saggio attivare delle modalità di comportamento che continuino a preservarci e a proteggerci: stare nell’hic et nunc, nel momento presente, senza cercare di evadere, né con la nostalgia per il passato né con la paura per il futuro ma semplicemente con la consapevolezza del qui ed ora è una delle strategie migliori. Può non essere facile, lo so, ma ci si può lavorare e la Mindfulness è in tal senso una grande maestra!

Lo stop da tutto e tutti vissuto durante il lockdown in qualche modo ci ha aiutato a riconnetterci con i lati più profondi del nostro animo, con le nostre paure e con i nostri desideri più intensi, insomma con quella forma di consapevolezza che forse prima avevamo un po’ smarrito, perché distratti dal continuo affaccendarci nei nostri doveri quotidiani. Mi piace pensare che questo lockdown ci abbia ri-donato il cosiddetto “tempo lento”, rimodulando i ritmi della nostra vita e concedendoci di concentrarci su quegli aspetti che abbiamo inquadrato come prioritari, riconducendoci ad uno stile di vita domestico, sicuramente più semplice.

Ed ecco il concetto di “Hygge“, a me tanto caro: questa parola indica una tradizione danese che consiste nel piacere dello stare in casa, luogo vissuto come una sorta di rifugio sicuro e a misura delle proprie passioni e del proprio benessere. Che sia insieme ai propri cari o in solitudine, l’importante è poter “staccare la spina” dallo stress della vita di tutti i giorni, per mettere in pausa i doveri e la frenesia della quotidianità. Elemento imprescindibile è dunque l’atmosfera della propria casa “hygge”, resa accogliente dalla cura dei dettagli nell’arredamento, che va a rispecchiare le passioni e gli interessi di ognuno: luci soffuse, candele, quadri, foto ed oggetti che evocano il nostro più intimo senso di bellezza, tappeti e morbidi cuscini su cui potersi sedere… Non meno importanti solo le attività da svolgere all’interno delle quattro mura domestiche, quali ascoltare musica, leggere un libro, vedere un film, godere dei momenti di intimità con le persone care, dedicarsi alla creatività, degustare del buon cibo e del buon vino, fare un bagno caldo o un po’ di meditazione…
Insomma una “casa hygge” è quel luogo che ti abbraccia e ti conforta, donandoti quella sensazione di appartenenza e di connessione con te stesso.

Il libro “Il metodo danese per vivere felici. Hygge” di Søderberg, Marie Tourell edito da Newton Compton, illustra questa filosofia nei suoi molteplici aspetti, riportando testimonianze ed immagini di uno stile di vita così affascinante e alla portata di tutti.

Eccone alcune:

Per me, l’hygge è un momento per lasciarsi andare – un momento senza limiti di tempo, doveri, stress o distrazioni; un momento d’amore, calore e tempo per dedicarci alle piccole cose: un gioco di carte, un libro o un bagno caldo. Quando guardo le mie ragazze che ridono insieme o quando mi rannicchio in un angolo della poltrona con loro. L’hygge è il tempo extra che mi concedo per godermi davvero un momento speciale, ma allo stesso tempo è qualcosa che, come per magia, accade ogni singolo giorno se, semplicemente, apro gli occhi.

e ancora:

Nell’hygge è connaturata un’assenza di sforzo che implica di poter stare
insieme agli amici e alla famiglia senza dover fare progetti, se non quelli volti al rilassarsi e a godere del tempo trascorso insieme. Osiamo essere noi stessi in compagnia degli altri e questo ci conferma che abbiamo relazioni stabili, perciò non saremo mai soli. È una sicurezza sociale di immenso valore e una delle principali ragioni della nostra felicità. Nell’hygge troviamo inoltre sincerità e conforto, che ci permettono di esprimere noi stessi anche nel disaccordo.
E quando, in modo rispettoso e rilassato, ci spingiamo a discutere dei grandi interrogativi della vita, abbiamo l’opportunità di osservare noi stessi e le nostre vite da una nuova prospettiva, divenendo ancora più consapevoli di ciò che ci rende felici. Allo stesso tempo siamo in grado di cambiare per poter stare ancora meglio. Nella condizione dell’hygge non troviamo una felicità estatica, spesso momentanea, ma sperimentiamo una sorta di felicità quotidiana;
l’hygge contribuisce a un generale senso di appagamento nel lungo periodo.”

[…] l’hygge deriva dalla sincerità delle cose con cui ci si circonda – l’ambiente e la cornice della propria casa dovrebbero riflettere le scelte fatte nella propria vita e nel quotidiano. Se ami il cibo, la cucina e accogliere gli ospiti, probabilmente il tuo hygge si concentrerà in cucina e intorno al tavolo. Allo stesso modo, la passione e l’entusiasmo di un amante dell’arte daranno alla casa un’atmosfera differente, in base all’arredamento per cui ha optato. La sensazione di hygge trasmessa dalla propria casa rispecchierà senza alcun dubbio il tempo e le energie a lei dedicate. Quando rifletti accuratamente su come e perché hai scelto di circondarti di un particolare tipo di arredamento, oggetti, opere d’arte, fiori, soprammobili, tende – qualsiasi cosa – potrai rilassarti e i tuoi ospiti ti vedranno e conosceranno per come sei davvero.

Gli spunti di riflessione sono interessanti, numerosi e sicuramente di grande ispirazione per provare a vivere più serenamente la propria quotidianità, il momento presente, l’hic et nunc…soprattutto in quei momenti di profonda trasformazione come quello che stiamo vivendo!

Dunque siamo proprio sicuri che sia corretto parlare solo di “sindrome della capanna”?

ASSERTIVITA’ – ovvero la capacità di comunicare in modo efficace

Il termine assertività deriva dal latino asserere che possiamo tradurre con asserire, ovvero affermare un qualcosa con convinzione.

La persona assertiva è infatti colei che si esprime in modo efficace ed autentico e più nello specifico sa:

  • Ascoltare e chiedere chiarimenti
  • Assumersi la responsabilità di quanto detto o fatto
  • Accettare le critiche costruttive rifiutando quelle svalutanti o manipolative
  • Rifiutare di fare ciò che non desidera
  • Perseguire coerentemente i propri obiettivi
  • Entrare in contatto con le proprie emozioni, positive e negative

Il concetto di assertività è dunque  ampiamente legato a quello di responsabilità dell’azione, perché è il soggetto in prima persona a decidere cosa fare e cosa non fare, in funzione del rispetto di sé e dell’altro.

Essere assertivi è inoltre strettamente connesso all’avere un comportamento efficace ed adeguato al raggiungimento dei propri obiettivi, consentendo di affermare se stessi nel rispetto l’altro:  rappresenta perciò il giusto compromesso tra i due poli opposti dell’aggressività e della passività.

Abbiamo 3 principali stili di comportamento:

  1. Stile passivo: in cui si antepongono i bisogni degli altri ai propri
  2. Stile aggressivo: in cui si antepongono i propri bisogni a quelli altrui
  3. Stile assertivo: in cui si equilibrano i propri e gli altrui bisogni e si agisce secondo le priorità che emergono.

L’assertività può essere quindi descritta lungo un continuum comportamentale che va dalla passività all’aggressività, entrambi estremi indicati come negativi e disfunzionali e che rappresentano l’assenza di assertività: è nel mezzo ed in equilibrio tra i due poli contrastanti che troviamo l’assertività, comportamento sociale ed efficace per eccellenza.

La persona assertiva è colei che riesce ad avere un atteggiamento positivo verso di sé e verso l’altro e che riesce a riconoscere e ad esprimere i suoi bisogni nel rispetto di quelli altrui.
È proprio sul concetto di bisogni che è importante soffermarsi, perché comportarsi in modo assertivo vuol dire bilanciare i bisogni degli altri con i propri, in funzione dei propri e degli altrui diritti.

Lo psicologo americano Manuel Smith nel 1975 scrisse  un decalogo dei diritti assertivi:

E tu, quanto ti senti assertivo?

POST FATA RESURGO: RINASCITA E RESILIENZA

Post fata resurgo è il motto latino della Fenice, uccello mitologico noto per la leggenda di rinascere dopo la morte dalle sue stesse ceneri, la migliore immagine di resilienza che la nostra cultura millenaria potesse donarci.

Mai come in questi giorni il nostro pensiero è volto all’immagine della rinascita: l’intero pianeta è bloccato da un virus tanto piccolo quanto potente, che è quasi riuscito a mettere a tappeto l’intero funzionamento dell’uomo moderno, le nostre abitudini, le nostre routine e i nostri ritmi. Tutto è fermo, tutto è sospeso.

La paura sembra essere per molti l’emozione predominante, in parte è normale, ed è comunque un gesto di grande onestà nei confronti di sé stessi il concedersi di sperimentarla per poi lasciarla andare. Le emozioni vanno vissute e mai represse affinché il loro carico non diventi insostenibile, è sempre importante ricordarlo!

Nei precedenti articoli del mio blog ho parlato di alcuni strumenti per gestire lo stress (questo il link) e per coltivare la consapevolezza del respiro (questo il link), rinnovando l’invito a contattarmi attraverso la pagina #psicologicontrolapaura o tramite i miei indirizzi per poter affrontare insieme i vissuti emotivi di questi  giorni.

Siamo spettatori e protagonisti di quello che sembra essere uno dei cambiamenti più intensi ed enigmatici degli ultimi cento anni ed è importante provare ad addentrarci in esso con consapevolezza, coraggio e fiducia.

Il mio augurio per questi giorni di profonde trasformazioni è che ognuno di noi, proprio come la fenice, riesca  a riemergerne più forte, vigoroso e consapevole, provando a lasciarsi alle spalle tutto ciò che rendeva pesante anche la vita pre-quarantena, cercando di essere e sentirsi parte attiva del cambiamento.

Buona Pasqua, Buona Rinascita