L’Apprendimento contestualizzato alla dimensione del bambino

L’ apprendimento è quel “processo psichico che consente una modificazione durevole del comportamento per effetto dell’esperienza”, riporta l’Enciclopedia della Psicologia.
Possiamo dire infatti che c’è apprendimento, ogni qual volta si manifesti un nuovo comportamento, semplice o complesso che sia, un comportamento che prima non esisteva e che dopo essersi manifestato, perduri nel tempo.
L’ Apprendimento è dunque un complesso processo di acquisizione e cambiamento di contenuti o schemi, risultante dalla compartecipazione di:
- Motivazione
- Attenzione
- Emozione
- Memoria
In questo articolo voglio prendere in considerazione la dimensione relazionale dell’apprendimento, che veicola gran parte della componente emotiva ed è un completamento di un precedente post del blog sull’intelligenza emotiva (clicca qui).
“Diventiamo noi stessi attraverso gli altri”
diceva Lev Semënovič Vygotskij, Psicologo e Pedagogista russo, formulando uno dei concetti chiave più rilevanti per spiegare come l’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri: la Zona di Sviluppo Prossimale.
Con questo termine si intende la distanza tra il livello di sviluppo attuale del bambino e quello potenziale, che può essere raggiunto con l’aiuto di altre persone, adulti o pari con un livello di competenza maggiore.

Come adulti ed esperti del settore cosa possiamo fare per essere d’aiuto al bambino che impara? Voglio affidare la risposta a questa domanda alle parole di una illustre scienziata che da anni si occupa di Sviluppo e Apprendimento, la Prof.ssa Daniela Lucangeli:
La scuola e l’educazione più in generale sono i maggiori modulatori della “zona di sviluppo prossimale”. Quando un bambino viene aiutato da una persona adulta o da un compagno più grande accade che quello che non sapeva fare da solo viene reso più facile, ciò che è solamente potenziale diventa atto.
La zona di sviluppo prossimale, quella fase in cui l’altro ti aiuta in tutto ciò per cui non ti basti da solo, è uno dei fondamenti della scienza contemporanea dello sviluppo del potenziale umano. Le neuroscienze oggi chiamano questo processo “neuroplasticità” e spiegano come il nostro cervello, in millesimi di secondo, crei nuove connessioni in un meraviglioso intreccio di memorie implicite ed esplicite, silenziose o “rumore di fondo”…
Quello che dobbiamo capire è che ciascuno di noi nell’insegnare a qualcun altro influenza concretamente la struttura del suo pensiero, l’organizzazione del suo sentire, la struttura delle sue decisioni. […] in ogni istante della nostra azione educativa noi stiamo lasciando un segno in una persona che sta costruendo non soltanto un bagaglio di nozioni e procedure ma il proprio sé, la propria intelligenza e la percezione del proprio talento.”
Daniela Lucangeli “Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere”
Edizioni Centro Studi Erickson
Ed è proprio sul concetto di “Emozione di Apprendere” che è importante soffermarsi e riflettere: ogni bambino, quando impara, costruisce un suo bagaglio di memorie differenti a seconda che siano state apprese con gioia oppure con ansia. Se un bambino impara con gioia, sostenuto, guardato e incoraggiato da un insegnante che si pone come suo alleato, nella sua memoria resterà traccia dell’emozione positiva, portatrice del messaggio: «Ti fa bene, continua a cercare!». Se invece lo fa con ansia, questa riemergerà assieme alle nozioni che lui ha memorizzato, causandogli un cortocircuito emozionale e intralciando la sua capacità di imparare ancora.
Le emozioni dunque influiscono concretamente sui processi cognitivi, come attenzione, memoria e comprensione, dimostrando ancora una volta che mente e cuore sono due grandi alleati.

