LA GABBIA- Graphic Novel di Silvia Ziche

Un testamento emotivo, un percorso di libertà, un dolore che nel tempo si trasforma e dà i suoi frutti, generando creatività, consapevolezza e gratitudine. La gabbia è una di quelle storie che arriva dritta al cuore: una figlia costretta a fare i conti con tutto il peso del dolore emotivo che un rapporto madre-figlia disfunzionale ha generato negli anni e che si ritrova incompiuto dinanzi al lutto. Rielaborazione, consapevolezza, crescita e libertà: come ogni buon percorso di psicoterapia insegna. Graphic novel come queste sono l’eccellenza a mio avviso, appassionata di storie, arte e bellezza quale sono.
Perché la psicologia non è solo quella che si fa in seduta, un’ora settimana, non è solo il frutto di manualoni e protocolli da seguire alla lettera. In quanto esseri umani siamo fatti di emozioni, pensieri, comportamenti e conseguentemente relazioni, più o meno funzionali. Ogni storia ha in sé una potenziale capacità di insegnamento, per ognuno di noi, basta solo voler apprendere, basta solo voler ascoltare.
Come ogni Natale da un po’ di anni a questa parte, dopo aver fatto l’albero, scelgo il primo regalo da fare a me stessa, che 9 volte su 10 è un libro. Quest’anno la scelta è stata molto veloce, quasi istintiva: questa graphic novel mi ha letteralmente chiamata. L’ho divorata tutta d’un fiato, la risonanza emotiva è stata forte, l’arricchimento personale decisamente notevole…in fin dei conti si sa, mi nutro di storie.
Dunque libro consigliato? Decisamente sì ❤️

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Soul” il nuovo film della Disney Pixar

Soul, il nuovo capolavoro della Disney Pixar che ci è stato regalato questo natale, merita sicuramente tutta la nostra attenzione. In molti l’hanno definito un film d’animazione non per bambini, viste le tematiche profonde che vengono trattate, io l’ho sicuramente trovato un film “anche per adulti” e a breve cercherò di sondare il campo su quelli che sono stati la percezione e il giudizio dei più piccoli, ma non è questo il punto. Per chi è del settore il rimando alla psicologia archetipica è immediato, si parla del daimon ed è tutto egregiamente pieno di poesia. Ma non voglio addentrarmi in una lettura complessa e tendenzialmente troppo astratta della cosa, voglio solo concepire la trama come una profonda e delicata fiaba filosofica adatta a tutti, grandi e piccini. 

Il titolo stesso ci fa capire che si parla di anima. Joe Gardner è un musicista jazz alle prese con la difficile escalation nel mondo della musica per il riconoscimento del proprio valore e del proprio talento, in un mondo che fatica a comprendere la bellezza perché immerso nelle problematiche della quotidianità come pagare le bollette. La tenacia e la caparbietà che caratterizzano il protagonista, nonostante i suoi momenti di down e la sua quasi totale polarizzazione sul suo sogno, riaccendono in ognuno di noi quel desiderio che ci direziona da sempre verso ciò che ci fa battere forte il cuore e ci fa brillare gli occhi, nonostante tutto. La trama si infittisce con l’ingresso in scena di 22, un’anima che ha da secoli difficoltà nel trovare la propria scintilla, e vaga nel “vuoto esistenziale” di una ricerca che sembra non condurre da nessuna parte. Ecco che il film inizia ad avere tutti i connotati di una piacevolissima “fiaba filosofica”, sicuramente di grande stimolo per gli adulti.
Il rapporto tra i due protagonisti costituisce il leitmotiv della narrazione ma non voglio “spoilerare” nulla. Soul è un film che va visto e rivisto, perché se ne potrebbe stare a parlare per ore e di spunti di riflessione ce ne sono davvero tanti, per ognuno di noi.
Visione decisamente consigliata!

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Sex Education” la serie TV

“Sex Education” è una serie TV che in molti dovrebbero guardare, perché è schietta, profonda e soprattutto intimamente legata alle dinamiche identitarie degli adolescenti, contestualizzate alla realtà scolastica, familiare e gruppale.
Il protagonista Otis Milburn, figlio adolescente di una nota ed affermata sessuologa, si ritrova inizialmente per caso a dare consigli ad un suo compagno di scuola su problemi di natura sessuale. E il leitmotiv della serie tv sarà proprio questo: una trama che si snoda tra il bisogno di scoprire e di scoprirsi, nella paura del giudizio e della non accettazione da parte del resto del mondo.
Dare voce al turbinio di emozioni che caratterizza questa importantissima fase di crescita, in cui si inizia a sperimentare il proprio ruolo di giovane adulto e dunque il processo di individuazione che porterà al consolidarsi della propria identità, è sempre un buono spunto di riflessione per tutti coloro che in qualche modo hanno a che fare con il mondo dell’adolescenza. Le tematiche affrontate sono molteplici, la trama è davvero ben scritta ed articolata e il messaggio di fondo non è da meno (come pure la colonna sonora, ma quella è un’altra storia).

Mentre guardavo un episodio dopo l’altro, più volte ho pensato con un fondo di amarezza che troppo spesso il clima culturale che ancora caratterizza molte realtà del nostro paese è davvero troppo lontano da una visione libera e scevra da pregiudizi e mi sono fermata a riflettere su come il nostro ruolo professionale di psicologi possa realmente dimostrarsi efficace in questi casi. Sicuramente l’iniziare a sradicare un certo tipo di visione cieca del mondo è un primo grande passo, che ognuno di noi nel suo piccolo può iniziare a fare informandosi, accrescendo le proprie conoscenze e liberandosi giorno dopo giorno da quella maledettissima paura del diverso, che credo sia uno dei più grandi mali del nostro secolo.

Per tornare alla nostra serie TV e alle avventure di Otis, senza cadere nel tranello dello spoiler, per concludere voglio solo aggiungere che la sua visione è decisamente consigliata e che potrebbe essere un interessante input per avviare momenti di confronto con i ragazzi e le ragazze, da un punto di vista genitoriale, educativo, terapeutico o anche semplicemente amicale.

Aspettiamo con ansia la terza stagione, che dovrebbe arrivare all’inizio del 2021!

 

 

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Figli” il film

Figli è un film piacevole ma schietto, che parla di quel vissuto che tutte le più o meno giovani coppie della nostra contemporaneità si trovano a dover affrontare. Discorsi spesso tabù, perché vanno ad intaccare quell’immagine ideale da famiglia perfetta e felice che tutti sono abituati goffamente ad ostentare. Un film dove protagonista è il vissuto emotivo dei due genitori, magistralmente interpretati dalla Cortellesi e da Mastandrea, che confermano il loro talento e continuano a valorizzare il cinema italiano. Una coppia che fino a prima dell’arrivo del secondo figlio rispecchia quell’equilibrio da famiglia medio borghese che si dimena nelle incombenze della quotidianità riuscendo più o meno sempre a stare sul pezzo. Ma arriva poi il fatidico secondo figlio e tale equilibrio sembra perdersi. Lo stile interpretativo dei due attori riesce sempre a regalare un sorriso, non si cade mai (per fortuna) nel mood mucciniano di crisi di coppia che per disperazione si adagia in ripicche e tradimenti. Molto lucide e ben contestualizzate le riflessioni sull’eredità concettuale e valoriale delle generazioni precedenti, che perpetuano una sorta di cecità e di indifferenza nei confronti di tutti coloro che ora rappresentano la parte giovane di questo paese.
La lettura psicologica e socio-culturale di quella che ora è la mia generazione é molto attenta, i due protagonisti non hanno paura di mostrare le loro fragilità e le contraddizioni di questo nostro presente. Cercano per tutto il film di fare i conti con quella dimensione problematica che sembra mettere in subbuglio la loro intera esistenza, ma con consapevolezza, il ché vuol dire ammettere in primis di avere una difficoltà per poi provare ad andare avanti, per tentativi ed errori, fino ad arrivare ad un nuovo equilibrio. Lo stile del film è leggero, grazie soprattutto alla peculiarità dei due attori che rimangono per me tra i migliori del panorama contemporaneo del cinema italiano. La visione stimola comunque delle belle riflessioni, per chi è già genitore e riesce pertanto a rispecchiarsi maggiormente nella storia, ma anche per chi ancora guarda alla dimensione familiare con un po’ di timore, perché magari vorrebbe ma è completamente scoraggiato dalla precarietà del presente lavorativo.
Decisamente consigliato.

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Beautiful Boy” il film

Beautiful boy è un film che ti tiene incollato allo schermo per tutta la sua durata, compresi i suoi titoli di coda con le ultime parole (autobiografiche?) del protagonista. È un film che parla di tossicodipendenza, che vuol dire impotenza dinanzi al devastante potere distruttivo delle droghe e di tutto ciò che l’abuso provoca.
Beautiful boy è un film che parla di dolore, di vuoto e di insoddisfazione. È un film in cui viene illustrato come a volte la fragilità degli animi più sensibili non trovando il giusto contenimento, sfoci nell’abuso di qualsiasi sostanza possa dare un’illusione di pienezza e compensazione.
Beautiful boy è la storia di una famiglia lacerata dal dolore e dal senso di colpa, di un padre che fino all’ultimo cerca in ogni modo di aiutare quel figlio che riesce sempre per troppo poco tempo a rimanere pulito. Verso la fine si parla del lutto nei confronti di chi nonostante sia ancora in vita è come se già non ci fosse più…ed è forse la parte più dolorosa, perché subentra la consapevolezza di essere giunti ad un punto di non ritorno e alla morte prima che della persona, della speranza.
Beautiful boy è un film che parla di autodistruzione, è un film che parla di una famiglia che nello straziante dolore cerca di capire, di correre in aiuto, di essere presente, di sopravvivere, nonostante tutto, fino alla fine…e di famiglie così ahimè non ce ne sono tante.
Beautiful boy è la storia di un padre e di un figlio che sembrano essere molto uniti e molto legati tra loro, ma l’apparenza troppo spesso inganna.
Beautiful boy è un film che ti fa ricordare di alcune storie e di alcune persone che nel tuo percorso sicuramente anche tu hai incontrato, perché la tossicodipendenza purtroppo è un fenomeno molto diffuso, nonostante spesso si voglia cercare di fare finta di niente.
Beautiful boy infine è anche un film con una colonna sonora pazzesca (ci sono tutti i miei artisti preferiti, sono di parte), è un film che parla al cuore e soprattutto è un film che ci mette in contatto con la parte di noi stessi più fragile ed umana, che spesso per paura mettiamo a tacere senza dargli troppa importanza.
Beautiful boy insomma è un film che non dimentichi e che tutti a mio avviso dovrebbero vedere prima o poi.
Io per il momento aspetto di leggere anche i due libri, scritti uno dal padre e uno dal figlio.

L’uso dell’Arte nella Relazione d’Aiuto

Creatività: carattere saliente del comportamento umano, particolarmente evidente in alcuni individui capaci di riconoscere, tra pensieri e oggetti, nuove connessioni che portano a innovazioni e a cambiamenti” .

Questa definizione, che ritroviamo nell’Enciclopedia di Psicologia edita da Umberto Galimberti, porta insito in se’ il concetto di linguaggio alternativo offerto dalla creatività e dal mondo dell’arte più in generale.

In un’esperienza di arteterapia si genera una sorta di triangolazione tra
cliente, terapeuta ed oggetto artistico, che diventa quindi mediatore di relazione nella coppia. Il richiamo esplicito è all’oggetto transizionale di Winnicott: in arteterapia il soggetto trasferisce contenuti interiori come ricordi, sensazioni, desideri ed emozioni, attraverso il dipingere, il disegnare e il modellare, in un oggetto esteriore, che gli consentirà di creare un legame tra la vita interna psichica e quella esterna mediante la simbolizzazione. L’intento è sempre quello di rendere visibile l’invisibile.

“L’uso dell’arte nella relazione d’aiuto” è stato anche il titolo della mia tesi di laurea, a testimonianza del fatto che l’interesse per la comunicazione non verbale ed i linguaggi artistici, come valida alternativa alla parola,  è da sempre molto vivo in me.

In questi giorni sto leggendo l’ultimo testo di uno dei gruppi di lavoro sull’Arteterapia più attivi sul territorio nazionale, Artelieu, che ha sede a pochi chilometri dalla mia abitazione, in provincia di Pescara. Condivido qui un estratto del libro, che bene illustra come, all’interno di un relazione d’aiuto, l’ausilio del linguaggio artistico possa accelerare e potenziare il livello comunicativo.

La prerogativa dell’arteterapia, come abbiamo più volte ribadito, e come anche altre scuole di pensiero condividono, consiste nel potere di rappresentare l’irrappresentabile, di poter dire altrimenti ciò che la parola non raggiunge, ossia di trovare forme inedite all’informe, attraverso la creazione di nuove forme simboliche, che aiutano, così come avviene nella decodifica dei sogni, a interpretare gli indizi che fanno emergere in superficie quanto uscirebbe per la via dei sintomi o rimarrebbe sotto forma di rimosso, non proprio in modo indolore, nell’inconscio. Il fatto che l’arte faciliti l’espressione del profondo lo constatiamo in tutta evidenza negli artisti: sembra che abbiano una sorta di capacità di avvertire in forte anticipo sugli altri cose che solo dopo qualche tempo gli altri comprendono. Non sappiamo se questo fenomeno sia dovuto al fatto di tirar fuori delle cose dietro la maschera del prodotto artistico o per la speciale sensibilità di cui sono notoriamente dotati gli artisti. Fatto sta che fare arte implica ascoltarsi dal dentro e, dunque, sentire in anticipo che aria tira. I pazienti non sono artisti, ma durante il processo di arteterapia, avvalendosi di materiali e strumenti artistici, riescono prima che a raccontare con la parola, a “sentire” dentro di sé sensazioni non organizzate e poi a esprimerle con i gesti e con il corpo, infine a chiarire l’emozione con i gesti artistici.
(da “Il corpo e le sue gest-azioni: L’arteterapia psicodinamica al tempo delle neuroscienze” di Laura Grignoli) Inizia a leggere: http://amzn.eu/2sSNQGt

Come psicologa dunque, cosa propongo?
Sessioni di lavoro sulle emozioni attraverso l’arte ed i suoi linguaggi, in un setting individuale o in piccolo gruppo.
Contattami per prenotare il tuo primo incontro!