#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Figli” il film

Figli è un film piacevole ma schietto, che parla di quel vissuto che tutte le più o meno giovani coppie della nostra contemporaneità si trovano a dover affrontare. Discorsi spesso tabù, perché vanno ad intaccare quell’immagine ideale da famiglia perfetta e felice che tutti sono abituati goffamente ad ostentare. Un film dove protagonista è il vissuto emotivo dei due genitori, magistralmente interpretati dalla Cortellesi e da Mastandrea, che confermano il loro talento e continuano a valorizzare il cinema italiano. Una coppia che fino a prima dell’arrivo del secondo figlio rispecchia quell’equilibrio da famiglia medio borghese che si dimena nelle incombenze della quotidianità riuscendo più o meno sempre a stare sul pezzo. Ma arriva poi il fatidico secondo figlio e tale equilibrio sembra perdersi. Lo stile interpretativo dei due attori riesce sempre a regalare un sorriso, non si cade mai (per fortuna) nel mood mucciniano di crisi di coppia che per disperazione si adagia in ripicche e tradimenti. Molto lucide e ben contestualizzate le riflessioni sull’eredità concettuale e valoriale delle generazioni precedenti, che perpetuano una sorta di cecità e di indifferenza nei confronti di tutti coloro che ora rappresentano la parte giovane di questo paese.
La lettura psicologica e socio-culturale di quella che ora è la mia generazione é molto attenta, i due protagonisti non hanno paura di mostrare le loro fragilità e le contraddizioni di questo nostro presente. Cercano per tutto il film di fare i conti con quella dimensione problematica che sembra mettere in subbuglio la loro intera esistenza, ma con consapevolezza, il ché vuol dire ammettere in primis di avere una difficoltà per poi provare ad andare avanti, per tentativi ed errori, fino ad arrivare ad un nuovo equilibrio. Lo stile del film è leggero, grazie soprattutto alla peculiarità dei due attori che rimangono per me tra i migliori del panorama contemporaneo del cinema italiano. La visione stimola comunque delle belle riflessioni, per chi è già genitore e riesce pertanto a rispecchiarsi maggiormente nella storia, ma anche per chi ancora guarda alla dimensione familiare con un po’ di timore, perché magari vorrebbe ma è completamente scoraggiato dalla precarietà del presente lavorativo.
Decisamente consigliato.

UN GRANDE CLASSICO: “INTELLIGENZA EMOTIVA” DI DANIEL GOLEMAN

L’autore nelle primissime pagine del suo libro in maniera provocatoria chiede: come mai un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo dai grandi fallimenti della vita, come ad esempio la crisi di un matrimonio? L’intento è quello di dimostrare, sin dalle primissime righe di quello che oramai è diventato un must have nella biblioteca personale di ogni mio collega, l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni più razionali del pensiero. Il testo di Goleman quando lo acquistai anni fa, ancora fresca di un sapere accademico forse un po’ troppo sterile e decontestualizzato, fu per me a dir poco illuminante e divenne la base per tutti i miei futuri approfondimenti personali e professionali.


L’opera ed il nucleo concettuale del pensiero dell’autore vogliono essere la dimostrazione di come una buona strategia di 
problem solving sia un qualcosa di più di un alto punteggio nella misurazione del cosiddetto QI (Quoziente Intellettivo). L’Intelligenza Emotiva infatti è costituita da un insieme di fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri, che hanno un ruolo altrettanto determinante nella risoluzione dei problemi. 

L’Intelligenza Emotiva è una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con la realtà che viviamo ogni giorno.

Nella prefazione all’edizione italiana Goleman sottolinea la tendenza dei paesi europei ed industrializzati della società che spingono l’individuo ad una forma di autonomia e competitività sempre maggiore, a discapito delle forme di solidarietà e di collaborazione. Tutto ciò, sottolinea l’autore, non fa che aumentare il senso di isolamento che vive l’uomo contemporaneo e soprattutto il livello di deterioramento dell’integrazione sociale, in un momento storico in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero invece un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri. E in un clima di crisi sociale i segni del malessere emozionale purtroppo non si fanno attendere, sopratutto tra le fasce più vulnerabili della popolazione come ad esempio quella dei giovani e dei bambini.

“I fatti di cronaca che quotidianamente ascoltiamo, troppo spesso in una condizione di assuefazione e di indifferenza, dimostrano in una forma totalmente amplificata l’incapacità emotiva, la disperazione e la non curanza che regnano nella nostra quotidianità.”

Negli ultimi anni le neuroscienze sono riuscite a mostrare immagini del cervello in vivo e del funzionamento dei suoi centri emozionali che ci spingono alla rabbia, al pianto, a fare la guerra e a fare l’amore, producendo una serie di dati neurobiologici ancora non sufficientemente diffusi tra la comunità non scientifica. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro e le stesse neuroscienze dunque ci dimostrano l’importanza di prendere in considerazione le emozioni.

Ecco ora un’altra domanda molto semplice e diretta che l’autore pone al lettore per solleticare quella presa di coscienza da cui spesso si è troppo distanti: che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? Ricordiamo l’esempio iniziale in cui si sottolineava come spesso, persone con un elevato QI falliscono dinanzi alle sfide della vita e coloro con QI modesti riescono ad avere prestazioni sorprendentemente buone? Quali sono i fattori in gioco che determinano tutto ciò? Nuovamente la risposta può essere sinteticamente racchiusa nel concetto di Intelligenza Emotiva che comprende tra le altre cose l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseveranza e la capacità di automotivarsi.

La speranza dell’autore e di tutti coloro che sposano il suo pensiero è che i programmi di Alfabetizzazione Emotiva possano iniziare a prendere sempre più spazio all’interno dei contesti educativi: affianco alle materie tradizionali come la storia o la matematica sarebbe bello poter avere anche l’ora di empatia o l’insegnamento di capacità interpersonali essenziali!

#Psicologia Cinema Musica e Letteratura – Gli Sdraiati

Gli Sdraiati di Michele Serra  parla con ironia e profonda sensibilità dell’incomunicabilità tra un padre ed un figlio adolescente. Due mondi paralleli, che non riescono ad incontrarsi perchè caratterizzati da abitudini di pensiero e di comportamento contrastanti. Una passeggiata in montagna come metafora del percorso di vita, con tutte le sue difficoltà ed i suoi ostacoli, le paure di un genitore ed il processo di consapevolezza e di fiducia, sono gli elementi che rendono questo romanzo una storia di crescita personale in cui ritrovare parti di sè e la serenità del naturale scorrere del tempo.

4 PASSI PER COMUNICARE CON EMPATIA

Marshall Rosenberg e la Comunicazione Non Violenta

  1. DESCRIVERE CIÒ CHE NOI OSSERVIAMO
    Mescolare la nostra valutazione con quello che osserviamo provoca spesso un’interpretazione sbagliata ed una reazione di difesa.

  1. DESCRIVERE CIÒ CHE NOI PROVIAMO
    Ciò che noi proviamo è l’espressione dei nostri bisogni, nel senso che ci dice se ciò che ci succede è quello che vogliamo. Quando siamo lontani dai nostri sentimenti siamo lontani dai nostri bisogni.

  2. DESCRIVERE CIÒ A CUI NOI ATTRIBUIAMO VALORE
    I nostri sentimenti non risultano tanto dalle nostre osservazioni ma quanto dalle nostre reazioni a queste osservazioni. É importante quindi riuscire a descrivere i valori che contribuiscono a creare ciò che noi sentiamo.
    i miei sentimenti non sono creati da ciò che gli altri dicono o fanno ma dalla mia interpretazione di ciò che dicono o fanno

  3. DESCRIVERE CIÒ CHE A NOI PIACEREBBE RICEVERE DALL’ALTRO
    Quando le mie richieste sono espresse chiaramente, ho più probabilità di ottenere ciò che desidero di quando le mie richieste sono, invece, sommerse nelle spiegazioni e sono vaghe astrazioni delle azioni che vorrei veder compiere.

    un linguaggio d’azione in forma affermativa aumenta la possibilità che la nostra richiesta sia soddisfatta: es. “desidero che tu riporti i tuoi libri in biblioteca questo pomeriggio”


    Questo tipo di comunicazione empatica implica che diventiamo anche capaci di ricevere dagli altri le loro relative quattro informazioni:

  • ciò che osservano

  • ciò che provano a proposito di ciò che osservano

  • i valori ed i bisogni che contribuiscono a far nascere i loro sentimenti

  • le loro richieste

     

Marshall B. Rosenberg – Comunicare con Empatia