
#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Beautiful Boy” il film

Beautiful boy è un film che parla di dolore, di vuoto e di insoddisfazione. È un film in cui viene illustrato come a volte la fragilità degli animi più sensibili non trovando il giusto contenimento, sfoci nell’abuso di qualsiasi sostanza possa dare un’illusione di pienezza e compensazione.
Beautiful boy è la storia di una famiglia lacerata dal dolore e dal senso di colpa, di un padre che fino all’ultimo cerca in ogni modo di aiutare quel figlio che riesce sempre per troppo poco tempo a rimanere pulito. Verso la fine si parla del lutto nei confronti di chi nonostante sia ancora in vita è come se già non ci fosse più…ed è forse la parte più dolorosa, perché subentra la consapevolezza di essere giunti ad un punto di non ritorno e alla morte prima che della persona, della speranza.
Beautiful boy è un film che parla di autodistruzione, è un film che parla di una famiglia che nello straziante dolore cerca di capire, di correre in aiuto, di essere presente, di sopravvivere, nonostante tutto, fino alla fine…e di famiglie così ahimè non ce ne sono tante.
Beautiful boy è la storia di un padre e di un figlio che sembrano essere molto uniti e molto legati tra loro, ma l’apparenza troppo spesso inganna.
Beautiful boy è un film che ti fa ricordare di alcune storie e di alcune persone che nel tuo percorso sicuramente anche tu hai incontrato, perché la tossicodipendenza purtroppo è un fenomeno molto diffuso, nonostante spesso si voglia cercare di fare finta di niente.
Beautiful boy infine è anche un film con una colonna sonora pazzesca (ci sono tutti i miei artisti preferiti, sono di parte), è un film che parla al cuore e soprattutto è un film che ci mette in contatto con la parte di noi stessi più fragile ed umana, che spesso per paura mettiamo a tacere senza dargli troppa importanza.
Beautiful boy insomma è un film che non dimentichi e che tutti a mio avviso dovrebbero vedere prima o poi.
Io per il momento aspetto di leggere anche i due libri, scritti uno dal padre e uno dal figlio.
UN GRANDE CLASSICO: “INTELLIGENZA EMOTIVA” DI DANIEL GOLEMAN

L’autore nelle primissime pagine del suo libro in maniera provocatoria chiede: come mai un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo dai grandi fallimenti della vita, come ad esempio la crisi di un matrimonio? L’intento è quello di dimostrare, sin dalle primissime righe di quello che oramai è diventato un must have nella biblioteca personale di ogni mio collega, l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni più razionali del pensiero. Il testo di Goleman quando lo acquistai anni fa, ancora fresca di un sapere accademico forse un po’ troppo sterile e decontestualizzato, fu per me a dir poco illuminante e divenne la base per tutti i miei futuri approfondimenti personali e professionali.
L’opera ed il nucleo concettuale del pensiero dell’autore vogliono essere la dimostrazione di come una buona strategia di problem solving sia un qualcosa di più di un alto punteggio nella misurazione del cosiddetto QI (Quoziente Intellettivo). L’Intelligenza Emotiva infatti è costituita da un insieme di fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri, che hanno un ruolo altrettanto determinante nella risoluzione dei problemi.
L’Intelligenza Emotiva è una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con la realtà che viviamo ogni giorno.
Nella prefazione all’edizione italiana Goleman sottolinea la tendenza dei paesi europei ed industrializzati della società che spingono l’individuo ad una forma di autonomia e competitività sempre maggiore, a discapito delle forme di solidarietà e di collaborazione. Tutto ciò, sottolinea l’autore, non fa che aumentare il senso di isolamento che vive l’uomo contemporaneo e soprattutto il livello di deterioramento dell’integrazione sociale, in un momento storico in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero invece un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri. E in un clima di crisi sociale i segni del malessere emozionale purtroppo non si fanno attendere, sopratutto tra le fasce più vulnerabili della popolazione come ad esempio quella dei giovani e dei bambini.
“I fatti di cronaca che quotidianamente ascoltiamo, troppo spesso in una condizione di assuefazione e di indifferenza, dimostrano in una forma totalmente amplificata l’incapacità emotiva, la disperazione e la non curanza che regnano nella nostra quotidianità.”
Negli ultimi anni le neuroscienze sono riuscite a mostrare immagini del cervello in vivo e del funzionamento dei suoi centri emozionali che ci spingono alla rabbia, al pianto, a fare la guerra e a fare l’amore, producendo una serie di dati neurobiologici ancora non sufficientemente diffusi tra la comunità non scientifica. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro e le stesse neuroscienze dunque ci dimostrano l’importanza di prendere in considerazione le emozioni.
Ecco ora un’altra domanda molto semplice e diretta che l’autore pone al lettore per solleticare quella presa di coscienza da cui spesso si è troppo distanti: che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? Ricordiamo l’esempio iniziale in cui si sottolineava come spesso, persone con un elevato QI falliscono dinanzi alle sfide della vita e coloro con QI modesti riescono ad avere prestazioni sorprendentemente buone? Quali sono i fattori in gioco che determinano tutto ciò? Nuovamente la risposta può essere sinteticamente racchiusa nel concetto di Intelligenza Emotiva che comprende tra le altre cose l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseveranza e la capacità di automotivarsi.
La speranza dell’autore e di tutti coloro che sposano il suo pensiero è che i programmi di Alfabetizzazione Emotiva possano iniziare a prendere sempre più spazio all’interno dei contesti educativi: affianco alle materie tradizionali come la storia o la matematica sarebbe bello poter avere anche l’ora di empatia o l’insegnamento di capacità interpersonali essenziali!
#Psicologia Cinema Musica e Letteratura – Gli Sdraiati

Gli Sdraiati di Michele Serra parla con ironia e profonda sensibilità dell’incomunicabilità tra un padre ed un figlio adolescente. Due mondi paralleli, che non riescono ad incontrarsi perchè caratterizzati da abitudini di pensiero e di comportamento contrastanti. Una passeggiata in montagna come metafora del percorso di vita, con tutte le sue difficoltà ed i suoi ostacoli, le paure di un genitore ed il processo di consapevolezza e di fiducia, sono gli elementi che rendono questo romanzo una storia di crescita personale in cui ritrovare parti di sè e la serenità del naturale scorrere del tempo.
La piramide dei bisogni di Maslow

In Motivazione e Personalità (1954) Maslow elaborò una classificazione gerarchica dei bisogni che devono essere soddisfatti per arrivare all’autorealizzazione, cioè al pieno riconoscimento e alla piena espressione delle capacità e delle potenzialità dell’individuo.
L’autore individua 5 diverse tipologie di bisogni:
1) Bisogni fisiologici di sopravvivenza (Physiological Needs):
questo primo livello riguarda la soddisfazione delle necessità biologiche di fame, sete, sonno, etc. senza le quali non è possibile pretendere che altri bisogni vengano presi in considerazione.
2) Bisogni di sicurezza (Safety Needs):
ogni individuo ha bisogno di sentirsi sicuro nel proprio ambiente, sia da un punto di vista fisico che psicologico (es. non essere ridicolizzati).
3) Bisogni sociali (Belongingness and Love Needs):
l’uomo è un animale sociale ed ha un profondo bisogno di rapporti interpersonali sani e soddisfacenti, che gli garantiscono l’appartenenza ad un gruppo, l’accettazione e la comprensione del proprio modo di essere, l’affetto ed il calore necessari.
4) Bisogni di stima (Esteem Needs):
riguardano il bisogno di essere produttivi, capaci e stimati per le proprie qualità
5) Bisogni di autorealizzazione (Self Actualization):
sono all’apice della piramide ed includono la progettualità, l’autorealizzazione, la ricerca e la spiritualità. Determinano nell’individuo una sensazione di pienezza, serenità e soddisfazione.
La teoria di Maslow consente di comprendere come molti tipi di comportamento siano guidati dalla necessità di soddisfare questi bisogni, ed inquadra il conflitto come conseguenza della mancata soddisfazione di un certo tipo di bisogni.
Nei rapporti interpersonali ad esempio il conflitto a volte è inevitabile, poiché nel confrontarci con il prossimo, può succedere che ognuno metta in gioco i propri desideri, i propri bisogni e le proprie aspettative, che non necessariamente concordano con quelle del prossimo. In una tale prospettiva imparare a comunicare con empatia può essere una buona strategia di risoluzione del problema. Apri il link per saperne di più!

