UN GRANDE CLASSICO: “INTELLIGENZA EMOTIVA” DI DANIEL GOLEMAN

L’autore nelle primissime pagine del suo libro in maniera provocatoria chiede: come mai un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo dai grandi fallimenti della vita, come ad esempio la crisi di un matrimonio? L’intento è quello di dimostrare, sin dalle primissime righe di quello che oramai è diventato un must have nella biblioteca personale di ogni professionista del mio settore, l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni più razionali del pensiero. Il testo di Goleman quando lo acquistai anni fa, ancora fresca di un sapere accademico forse un po’ troppo sterile e decontestualizzato, fu per me a dir poco illuminante e divenne la base per tutti i miei futuri approfondimenti personali e professionali.


L’opera ed il nucleo concettuale del pensiero dell’autore vogliono essere la dimostrazione di come una buona strategia di 
problem solving sia un qualcosa di più di un alto punteggio nella misurazione del cosiddetto QI (Quoziente Intellettivo). L’Intelligenza Emotiva infatti è costituita da un insieme di fattori come l’autocontrollo, la perseveranza, l’empatia e l’attenzione agli altri, che hanno un ruolo altrettanto determinante nella risoluzione dei problemi. 

L’Intelligenza Emotiva è una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con la realtà che viviamo ogni giorno.

Nella prefazione all’edizione italiana Goleman sottolinea la tendenza dei paesi europei ed industrializzati della società che spingono l’individuo ad una forma di autonomia e competitività sempre maggiore, a discapito delle forme di solidarietà e di collaborazione. Tutto ciò, sottolinea l’autore, non fa che aumentare il senso di isolamento che vive l’uomo contemporaneo e soprattutto il livello di deterioramento dell’integrazione sociale, in un momento storico in cui le pressioni economiche e sociali richiederebbero invece un aumento della cooperazione e dell’attenzione verso gli altri. In un clima di crisi sociale i segni del malessere emozionale purtroppo non si fanno attendere, sopratutto tra le fasce più vulnerabili della popolazione come ad esempio quella dei giovani e dei bambini.

I fatti di cronaca che quotidianamente ascoltiamo, troppo spesso in una condizione di assuefazione e di indifferenza, dimostrano in una forma totalmente amplificata l’incapacità emotiva, la disperazione e la non curanza che regnano nella nostra quotidianità.

Negli ultimi anni le neuroscienze sono riuscite a mostrare immagini del cervello in vivo e del funzionamento dei suoi centri emozionali che ci spingono alla rabbia, al pianto, a fare la guerra e a fare l’amore, producendo una serie di dati neurobiologici ancora non sufficientemente diffusi tra la comunità non scientifica. Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro e le stesse neuroscienze dunque ci dimostrano l’importanza di prendere in considerazione le emozioni.

Ecco ora un’altra domanda molto semplice e diretta che l’autore pone al lettore per solleticare quella presa di coscienza da cui spesso si è troppo distanti: che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? Ricordiamo l’esempio iniziale in cui si sottolineava come spesso, persone con un elevato QI falliscono dinanzi alle sfide della vita e coloro con QI modesti riescono ad avere prestazioni sorprendentemente buone? Quali sono i fattori in gioco che determinano tutto ciò? Nuovamente la risposta può essere sinteticamente racchiusa nel concetto di Intelligenza Emotiva che comprende tra le altre cose l’autocontrollo, l’entusiasmo, la perseveranza e la capacità di automotivarsi.

La speranza dell’autore e di tutti coloro che sposano il suo pensiero è che i programmi di Alfabetizzazione Emotiva possano iniziare a prendere sempre più spazio all’interno dei contesti educativi: affianco alle materie tradizionali come la storia o la matematica sarebbe bello poter avere anche l’ora di empatia o l’insegnamento di capacità interpersonali essenziali!

BODYSCAN: ESERCIZIO DI RILASSAMENTO PSICOFISICO

Il file audio contiene un esercizio di rilassamento psicofisico guidato chiamato Bodyscan.
E’ un assaggio di quello che avviene in una sessione di lavoro psicocorporeo, in cui gli obiettivi principali sono:

• Diminuire il livello di stress psicofisico
• Sciogliere e rilassare le tensioni muscolari
• Favorire l’integrazione tra mente e corpo
• Allenare la propria capacità di sentire Sè stessi
• Imparare ad ascoltare i messaggi del corpo
• Aumentare il livello di vitalità e di energia dell’organismo

Per saperne di più provalo e non esitare a contattarmi!
http://manuelaiannucci.it/contatti/

L’uso dell’Arte nella Relazione d’Aiuto

Creatività: carattere saliente del comportamento umano, particolarmente evidente in alcuni individui capaci di riconoscere, tra pensieri e oggetti, nuove connessioni che portano a innovazioni e a cambiamenti” .

Questa definizione, che ritroviamo nell’Enciclopedia di Psicologia edita da Umberto Galimberti, porta insito in se’ il concetto di linguaggio alternativo offerto dalla creatività e dal mondo dell’arte più in generale.

In un’esperienza di arteterapia si genera una sorta di triangolazione tra
cliente, terapeuta ed oggetto artistico, che diventa quindi mediatore di relazione nella coppia. Il richiamo esplicito è all’oggetto transizionale di Winnicott: in arteterapia il soggetto trasferisce contenuti interiori come ricordi, sensazioni, desideri ed emozioni, attraverso il dipingere, il disegnare e il modellare, in un oggetto esteriore, che gli consentirà di creare un legame tra la vita interna psichica e quella esterna mediante la simbolizzazione. L’intento è sempre quello di rendere visibile l’invisibile.

“L’uso dell’arte nella relazione d’aiuto” è stato anche il titolo della mia tesi di laurea, a testimonianza del fatto che l’interesse per la comunicazione non verbale ed i linguaggi artistici, come valida alternativa alla parola,  è da sempre molto vivo in me.

In questi giorni sto leggendo l’ultimo testo di uno dei gruppi di lavoro sull’Arteterapia più attivi sul territorio nazionale, Artelieu, che ha sede a pochi chilometri dalla mia abitazione, in provincia di Pescara. Condivido qui un estratto del libro, che bene illustra come, all’interno di un relazione d’aiuto, l’ausilio del linguaggio artistico possa accelerare e potenziare il livello comunicativo.

La prerogativa dell’arteterapia, come abbiamo più volte ribadito, e come anche altre scuole di pensiero condividono, consiste nel potere di rappresentare l’irrappresentabile, di poter dire altrimenti ciò che la parola non raggiunge, ossia di trovare forme inedite all’informe, attraverso la creazione di nuove forme simboliche, che aiutano, così come avviene nella decodifica dei sogni, a interpretare gli indizi che fanno emergere in superficie quanto uscirebbe per la via dei sintomi o rimarrebbe sotto forma di rimosso, non proprio in modo indolore, nell’inconscio. Il fatto che l’arte faciliti l’espressione del profondo lo constatiamo in tutta evidenza negli artisti: sembra che abbiano una sorta di capacità di avvertire in forte anticipo sugli altri cose che solo dopo qualche tempo gli altri comprendono. Non sappiamo se questo fenomeno sia dovuto al fatto di tirar fuori delle cose dietro la maschera del prodotto artistico o per la speciale sensibilità di cui sono notoriamente dotati gli artisti. Fatto sta che fare arte implica ascoltarsi dal dentro e, dunque, sentire in anticipo che aria tira. I pazienti non sono artisti, ma durante il processo di arteterapia, avvalendosi di materiali e strumenti artistici, riescono prima che a raccontare con la parola, a “sentire” dentro di sé sensazioni non organizzate e poi a esprimerle con i gesti e con il corpo, infine a chiarire l’emozione con i gesti artistici.
(da “Il corpo e le sue gest-azioni: L’arteterapia psicodinamica al tempo delle neuroscienze” di Laura Grignoli) Inizia a leggere: http://amzn.eu/2sSNQGt

Come psicologa dunque, cosa propongo?
Sessioni di lavoro sulle emozioni attraverso l’arte ed i suoi linguaggi, in un setting individuale o in piccolo gruppo.
Contattami per prenotare il tuo primo incontro!

LA DONNA IL CORAGGIO E LA BELLEZZA – 8 MARZO 2019

Come spesso accade lascio la parola al prodotto artistico di chi sapientemente, con passione, con maestria e con amore, ha dato voce alle proprie emozioni.

“Perché non ho saliva, perché non ho robaccia, perché non ho la polvere, perché non ho quello che c’è nell’aria, perché io sono aria.
Lasciate che vi tenti col mio magico potere….
 
Sono un donna che Grida
Sono una donna di Discorso
Sono una donna Non so niente
Sono una donna So tutto
Sono una donna a Giornata
Sono una donna Sole
Sono una donna Tardo pomeriggio
Sono una donna Luce d’argento
Sono una donna Luce d’ambra
Sono una donna Luce Smeraldo
Sono una donna Abbandonata
Sono una donna Confusa
Una donna Latitante
Una donna Assente
Una donna Trasparente
Una donna Assenzio
Una donna Tiranneggiata
Una donna Sventrata
Sono una donna con le Ferite
Sono una donna Seducente
Sono una donna che Parla in fretta
Sono una donna Vagabondo
Sono una donna Che sfida
Sono una donna Impazzita
Sono una donna Annientata
Una donna Detonante
Una donna Demone
Sono una donna Embrione
Sono una donna Paradiso
Sono un donna Solo
Sono un donna Farfalla
Sono un donna Giustizia.
 
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
 
Sono la donna Luna
Sono la donna Giorno
Sono la donna Bambola
Sono la donna Rock
La signora nel Lago
La signora nella Sabbia
Sono una donna Strega
Sono un donna Mendicante
Una donna Tenebra
Una donna Ombra
Una donna che Canta
Una donna che Dorme
Una donna Musica
Una donna Mistica
Una donna Cactus
Sono una donna Terribile
Sono una donna Impaziente
Sono una donna Bambina e piangerò
Sono una donna Senza fiato
Sono una donna Tagliata
Una donna Cucita
Sono una donna Infibulata
l’Artista che sogna dentro la sua casa
Sono una donna Criminale
Sono una donna Dissonante
Sono una donna Anarchica
Sono una donna Budda
Una donna Senza casa
Una donna Dimenticata
Una donna Divisa
Una donna che Balla nella sua casa
Sono una donna Contesa
Sono una donna Irrisolta
Che studia
Che scrive
Che chiama
Sono una donna Vendetta
Sono una donna Inventiva
Sono una donna Invettiva.
 
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
 
Sono una donna Angelo
Sono una donna Diavolo
Sono una donna Impoverita
Una donna con bambino
Una donna Ermafrodite
Sono una donna dai Piedi grandi
Sono una donna dal Cuore grande
Sono una donna con il Passaporto
Sono una donna Immigrante
Sono una donna Col peso sulle spalle
Sono una donna Vecchia
Sono una donna Principessa
Sono una donna Serpente
Sono una donna Sensibile
Sono una donna Senza sensi
Sono una donna Ambigua
Una donna Tecnologica
Una donna Magica
Sono una donna Ermetica
Una donna Zingara
Sono una donna Percussione
Sono una donna Ieratica
Sono una donna Vesuviana
Sono una donna Temeraria
 
Sono una donna Barracuda
Una donna Bellicosa
Una donna Caritatevole
Sono una Assassina sola
e sono seduta nella mia cella
Sono una donna Infiammata pronta a bruciare
Sono la Notoria Infedele
Una donna Infetta
Una donna nella sua casa
 
Sono un donna Innamorata.
Io so come urlare io so come cantare.
Sono la donna che parla in fretta.
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come urlare io so come cantare
Io so come Godere”
❤️
Marina Rei – La Donna che Parla in Fretta

 

CLASSI DI ESERCIZI DI BIOENERGETICA

Le Classi di Esercizi di Bioenergetica sono uno strumento di prevenzione e di promozione del benessere ideato negli anni ’50 da Alexander Lowen, medico e psicoanalista fondatore dell’Analisi Bioenergetica.
Protagonista è il Corpo, mezzo di espressione per eccellenza del proprio benessere psicofisico.
Nella classe di esercizi di bioenergetica si lavora in gruppo attraverso dei movimenti corporei sincronizzati con il respiro, che hanno lo scopo di scaricare le tensioni, favorire l’espressività ed il normale fluire delle emozioni troppo spesso trattenute. Lo scopo principale è quello di aumentare il livello di benessere e di vitalità del nostro organismo.
Gli studi di Lowen e di Reich (suo maestro e a sua volta allievo di Freud) hanno dimostrato che i blocchi energetici che si sono strutturati nel nostro corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche, corrispondono a dei meccanismi di difesa che non consentono l’affiorare delle emozioni, andando così a limitare la conoscenza di sè e la propria libertà d’azione.
Quando nel corpo si somatizzano rigidità e tensioni croniche il livello di energia e di vitalità dell’organismo diminuisce: diventa dunque necessario e prioritario alleggerire tali tensioni, prendendo coscienza delle proprie emozioni trattenute, imparando a rilasciarle o se necessario a padroneggiarle.
Le Classi di Esercizi di Bioenergetica sono una pratica semplice ed armoniosa che consente di prevenire stress ed ansia, aumentare lo stato di vitalità corporea, promuovere uno stato di benessere globale, agevolare ed approfondire la respirazione, sciogliere le tensioni e le contratture muscolari, radicarsi saldamente nelle proprie gambe e riuscire così a trovare un equilibrio tra mente, corpo ed emozioni.
“NOI SIAMO IL NOSTRO CORPO, PIÙ SIAMO IN CONTATTO CON QUESTO PIÙ SIAMO IN CONTATTO CON NOI STESSI”
Alexander Lowen

 

#Psicologia Cinema Musica e Letteratura – Gli Sdraiati

Gli Sdraiati di Michele Serra  parla con ironia e profonda sensibilità dell’incomunicabilità tra un padre ed un figlio adolescente. Due mondi paralleli, che non riescono ad incontrarsi perchè caratterizzati da abitudini di pensiero e di comportamento contrastanti. Una passeggiata in montagna come metafora del percorso di vita, con tutte le sue difficoltà ed i suoi ostacoli, le paure di un genitore ed il processo di consapevolezza e di fiducia, sono gli elementi che rendono questo romanzo una storia di crescita personale in cui ritrovare parti di sè e la serenità del naturale scorrere del tempo.

COME STAI? VUOI PROVARE A DIRLO CON UNA CANZONE?

La Songtherapy, un approccio ideato dal Dott. Romeo Lippi,  Lo Psicologo del Rock , utilizza le canzoni come strumento di relazione e di contatto emotivo con se stessi e con l’altro.
Da psicologa e da grande appassionata di musica quale sono non ho potuto resistere alla tentazione di approfondire l’argomento, seguire i suoi numerosi input ed infine fare un primo livello di formazione in questo campo.
Le potenzialità sono notevoli, il linguaggio della musica come delle varie forme d’arte più in generale offre tantissimi spunti per il lavoro su se stessi e su quegli aspetti della propria vita, che spesso si evita di affrontare con le parole.
In questo senso un iniziale aggancio ad una tematica “scomoda” attraverso il messaggio veicolato da una canzone o dall’emozione che essa suscita in chi l’ascolta, facilita ed arricchisce notevolmente la relazione terapeutica e conseguentemente gli sviluppi del lavoro di crescita insito in essa, provare per credere! Ogni momento della nostra vita può essere accompagnato dalla giusta colonna sonora, lo sa bene chi non concepisce giornata priva di musica; imparare a leggere il proprio stato d’animo e le proprie emozioni più nascoste o camuffate, attraverso l’ascolto dei brani musicali che più ci piacciono, portandoli in terapia per lavorarci su, alleggerisce di molto il carico emotivo che spesso ostacola la nostra sensazione di benessere. Un percorso di crescita personale, arricchito con il metodo della Songtherapy e con i linguaggi alternativi del mondo delle arti, può essere uno strumento potentissimo da aggiungere al proprio bagaglio di competenze per viaggiare leggeri, nel nostro cammino chiamato vita.
E tu? Come stai? Vuoi provare a dirlo con una canzone?

4 PASSI PER COMUNICARE CON EMPATIA

Marshall Rosenberg e la Comunicazione Non Violenta

  1. DESCRIVERE CIÒ CHE NOI OSSERVIAMO
    Mescolare la nostra valutazione con quello che osserviamo provoca spesso un’interpretazione sbagliata ed una reazione di difesa.

  1. DESCRIVERE CIÒ CHE NOI PROVIAMO
    Ciò che noi proviamo è l’espressione dei nostri bisogni, nel senso che ci dice se ciò che ci succede è quello che vogliamo. Quando siamo lontani dai nostri sentimenti siamo lontani dai nostri bisogni.

  2. DESCRIVERE CIÒ A CUI NOI ATTRIBUIAMO VALORE
    I nostri sentimenti non risultano tanto dalle nostre osservazioni ma quanto dalle nostre reazioni a queste osservazioni. É importante quindi riuscire a descrivere i valori che contribuiscono a creare ciò che noi sentiamo.
    i miei sentimenti non sono creati da ciò che gli altri dicono o fanno ma dalla mia interpretazione di ciò che dicono o fanno

  3. DESCRIVERE CIÒ CHE A NOI PIACEREBBE RICEVERE DALL’ALTRO
    Quando le mie richieste sono espresse chiaramente, ho più probabilità di ottenere ciò che desidero di quando le mie richieste sono, invece, sommerse nelle spiegazioni e sono vaghe astrazioni delle azioni che vorrei veder compiere.

    un linguaggio d’azione in forma affermativa aumenta la possibilità che la nostra richiesta sia soddisfatta: es. “desidero che tu riporti i tuoi libri in biblioteca questo pomeriggio”


    Questo tipo di comunicazione empatica implica che diventiamo anche capaci di ricevere dagli altri le loro relative quattro informazioni:

  • ciò che osservano

  • ciò che provano a proposito di ciò che osservano

  • i valori ed i bisogni che contribuiscono a far nascere i loro sentimenti

  • le loro richieste

     

Marshall B. Rosenberg – Comunicare con Empatia

La piramide dei bisogni di Maslow

In Motivazione e Personalità (1954) Maslow elaborò una classificazione gerarchica dei bisogni che devono essere soddisfatti per arrivare all’autorealizzazione, cioè al pieno riconoscimento e alla piena espressione delle capacità e delle potenzialità dell’individuo.
L’autore individua 5 diverse tipologie di bisogni:

1) Bisogni fisiologici di sopravvivenza (Physiological Needs):
questo primo livello riguarda la soddisfazione delle necessità biologiche di fame, sete, sonno, etc. senza le quali non è possibile pretendere che altri bisogni vengano presi in considerazione.

2) Bisogni di sicurezza (Safety Needs):
ogni individuo ha bisogno di sentirsi sicuro nel proprio ambiente, sia da un punto di vista fisico che psicologico (es. non essere ridicolizzati).

3) Bisogni sociali (Belongingness and Love Needs):
l’uomo è un animale sociale ed ha un profondo bisogno di rapporti interpersonali sani e soddisfacenti, che gli garantiscono l’appartenenza ad un gruppo, l’accettazione e la comprensione del proprio modo di essere, l’affetto ed il calore necessari.

4) Bisogni di stima (Esteem Needs):
riguardano il bisogno di essere produttivi, capaci e stimati per le proprie qualità

5) Bisogni di autorealizzazione (Self Actualization):
sono all’apice della piramide ed includono la progettualità, l’autorealizzazione, la ricerca e la spiritualità. Determinano nell’individuo una sensazione di pienezza, serenità e soddisfazione.

La teoria di Maslow consente di comprendere come molti tipi di comportamento siano guidati dalla necessità di soddisfare questi bisogni, ed inquadra il conflitto come conseguenza della mancata soddisfazione di un certo tipo di bisogni.

Nei rapporti interpersonali ad esempio il conflitto è inevitabile, poiché nel rapportarci con il prossimo, ognuno mette in gioco i propri desideri, i propri bisogni e le proprie aspettative, che non necessariamente concordano con quelle del prossimo.