STILE “HYGGE” O SINDROME DELLA CAPANNA?

In questi giorni un po’ ovunque si sente parlare di “Sindrome della Capanna” in merito alla tendenza al non voler più ri-uscire di casa dopo il lungo periodo di lockdown che abbiamo vissuto. Dico la verità, questo termine un po’ mi inquieta, sarà perché sono satura del voler patologizzare qualsiasi aspetto del comportamento umano, sarà perché sono sempre stata un’amante dello stare in casa o meglio del cosiddetto stile “Hygge”, sarà perché preferisco parlare di cambiamento e non di ritorno alle vecchie abitudini, non lo so…

Ma il voler stare in casa è davvero un qualcosa di così negativo? Veniamo da più di due mesi di reclusione forzata, in cui il fermarsi e rimanere tra le quattro mura delle nostre abitazioni è stato l’unico modo che abbiamo avuto per preservare la nostra salute e quella del prossimo ed è stata dura, lo so. Il desiderio di libertà è cresciuto giorno dopo giorno e questa “riapertura” tanto attesa ci ha sicuramente donato quel respiro di sollievo che spesso si prova passeggiando sulla riva del mare dopo un’intera giornata di lavoro. Molti di noi si sentono ora “finalmente liberi” in nome del cosiddetto “ritorno alla normalità”, ma il pericolo non è definitivamente scampato, dobbiamo ricordarlo. Lungi da me attivare quella modalità di pensiero allarmistica tipica della gran parte delle fonti di informazione, ma un atteggiamento consapevole è quello che ci ricorda che il pericolo, seppure ridimensionato, è ancora presente. Ed è saggio attivare delle modalità di comportamento che continuino a preservarci e a proteggerci: stare nell’hic et nunc, nel momento presente, senza cercare di evadere, né con la nostalgia per il passato né con la paura per il futuro ma semplicemente con la consapevolezza del qui ed ora è una delle strategie migliori. Può non essere facile, lo so, ma ci si può lavorare e la Mindfulness è in tal senso una grande maestra!

Lo stop da tutto e tutti vissuto durante il lockdown in qualche modo ci ha aiutato a riconnetterci con i lati più profondi del nostro animo, con le nostre paure e con i nostri desideri più intensi, insomma con quella forma di consapevolezza che forse prima avevamo un po’ smarrito, perché distratti dal continuo affaccendarci nei nostri doveri quotidiani. Mi piace pensare che questo lockdown ci abbia ri-donato il cosiddetto “tempo lento”, rimodulando i ritmi della nostra vita e concedendoci di concentrarci su quegli aspetti che abbiamo inquadrato come prioritari, riconducendoci ad uno stile di vita domestico, sicuramente più semplice.

Ed ecco il concetto di “Hygge“, a me tanto caro: questa parola indica una tradizione danese che consiste nel piacere dello stare in casa, luogo vissuto come una sorta di rifugio sicuro e a misura delle proprie passioni e del proprio benessere. Che sia insieme ai propri cari o in solitudine, l’importante è poter “staccare la spina” dallo stress della vita di tutti i giorni, per mettere in pausa i doveri e la frenesia della quotidianità. Elemento imprescindibile è dunque l’atmosfera della propria casa “hygge”, resa accogliente dalla cura dei dettagli nell’arredamento, che va a rispecchiare le passioni e gli interessi di ognuno: luci soffuse, candele, quadri, foto ed oggetti che evocano il nostro più intimo senso di bellezza, tappeti e morbidi cuscini su cui potersi sedere… Non meno importanti solo le attività da svolgere all’interno delle quattro mura domestiche, quali ascoltare musica, leggere un libro, vedere un film, godere dei momenti di intimità con le persone care, dedicarsi alla creatività, degustare del buon cibo e del buon vino, fare un bagno caldo o un po’ di meditazione…
Insomma una “casa hygge” è quel luogo che ti abbraccia e ti conforta, donandoti quella sensazione di appartenenza e di connessione con te stesso.

Il libro “Il metodo danese per vivere felici. Hygge” di Søderberg, Marie Tourell edito da Newton Compton, illustra questa filosofia nei suoi molteplici aspetti, riportando testimonianze ed immagini di uno stile di vita così affascinante e alla portata di tutti.

Eccone alcune:

Per me, l’hygge è un momento per lasciarsi andare – un momento senza limiti di tempo, doveri, stress o distrazioni; un momento d’amore, calore e tempo per dedicarci alle piccole cose: un gioco di carte, un libro o un bagno caldo. Quando guardo le mie ragazze che ridono insieme o quando mi rannicchio in un angolo della poltrona con loro. L’hygge è il tempo extra che mi concedo per godermi davvero un momento speciale, ma allo stesso tempo è qualcosa che, come per magia, accade ogni singolo giorno se, semplicemente, apro gli occhi.

e ancora:

Nell’hygge è connaturata un’assenza di sforzo che implica di poter stare
insieme agli amici e alla famiglia senza dover fare progetti, se non quelli volti al rilassarsi e a godere del tempo trascorso insieme. Osiamo essere noi stessi in compagnia degli altri e questo ci conferma che abbiamo relazioni stabili, perciò non saremo mai soli. È una sicurezza sociale di immenso valore e una delle principali ragioni della nostra felicità. Nell’hygge troviamo inoltre sincerità e conforto, che ci permettono di esprimere noi stessi anche nel disaccordo.
E quando, in modo rispettoso e rilassato, ci spingiamo a discutere dei grandi interrogativi della vita, abbiamo l’opportunità di osservare noi stessi e le nostre vite da una nuova prospettiva, divenendo ancora più consapevoli di ciò che ci rende felici. Allo stesso tempo siamo in grado di cambiare per poter stare ancora meglio. Nella condizione dell’hygge non troviamo una felicità estatica, spesso momentanea, ma sperimentiamo una sorta di felicità quotidiana;
l’hygge contribuisce a un generale senso di appagamento nel lungo periodo.”

[…] l’hygge deriva dalla sincerità delle cose con cui ci si circonda – l’ambiente e la cornice della propria casa dovrebbero riflettere le scelte fatte nella propria vita e nel quotidiano. Se ami il cibo, la cucina e accogliere gli ospiti, probabilmente il tuo hygge si concentrerà in cucina e intorno al tavolo. Allo stesso modo, la passione e l’entusiasmo di un amante dell’arte daranno alla casa un’atmosfera differente, in base all’arredamento per cui ha optato. La sensazione di hygge trasmessa dalla propria casa rispecchierà senza alcun dubbio il tempo e le energie a lei dedicate. Quando rifletti accuratamente su come e perché hai scelto di circondarti di un particolare tipo di arredamento, oggetti, opere d’arte, fiori, soprammobili, tende – qualsiasi cosa – potrai rilassarti e i tuoi ospiti ti vedranno e conosceranno per come sei davvero.

Gli spunti di riflessione sono interessanti, numerosi e sicuramente di grande ispirazione per provare a vivere più serenamente la propria quotidianità, il momento presente, l’hic et nunc…soprattutto in quei momenti di profonda trasformazione come quello che stiamo vivendo!

Dunque siamo proprio sicuri che sia corretto parlare solo di “sindrome della capanna”?

ASSERTIVITA’ – ovvero la capacità di comunicare in modo efficace

Il termine assertività deriva dal latino asserere che possiamo tradurre con asserire, ovvero affermare un qualcosa con convinzione.

La persona assertiva è infatti colei che si esprime in modo efficace ed autentico e più nello specifico sa:

  • Ascoltare e chiedere chiarimenti
  • Assumersi la responsabilità di quanto detto o fatto
  • Accettare le critiche costruttive rifiutando quelle svalutanti o manipolative
  • Rifiutare di fare ciò che non desidera
  • Perseguire coerentemente i propri obiettivi
  • Entrare in contatto con le proprie emozioni, positive e negative

Il concetto di assertività è dunque  ampiamente legato a quello di responsabilità dell’azione, perché è il soggetto in prima persona a decidere cosa fare e cosa non fare, in funzione del rispetto di sé e dell’altro.

Essere assertivi è inoltre strettamente connesso all’avere un comportamento efficace ed adeguato al raggiungimento dei propri obiettivi, consentendo di affermare se stessi nel rispetto l’altro:  rappresenta perciò il giusto compromesso tra i due poli opposti dell’aggressività e della passività.

Abbiamo 3 principali stili di comportamento:

  1. Stile passivo: in cui si antepongono i bisogni degli altri ai propri
  2. Stile aggressivo: in cui si antepongono i propri bisogni a quelli altrui
  3. Stile assertivo: in cui si equilibrano i propri e gli altrui bisogni e si agisce secondo le priorità che emergono.

L’assertività può essere quindi descritta lungo un continuum comportamentale che va dalla passività all’aggressività, entrambi estremi indicati come negativi e disfunzionali e che rappresentano l’assenza di assertività: è nel mezzo ed in equilibrio tra i due poli contrastanti che troviamo l’assertività, comportamento sociale ed efficace per eccellenza.

La persona assertiva è colei che riesce ad avere un atteggiamento positivo verso di sé e verso l’altro e che riesce a riconoscere e ad esprimere i suoi bisogni nel rispetto di quelli altrui.
È proprio sul concetto di bisogni che è importante soffermarsi, perché comportarsi in modo assertivo vuol dire bilanciare i bisogni degli altri con i propri, in funzione dei propri e degli altrui diritti.

Lo psicologo americano Manuel Smith nel 1975 scrisse  un decalogo dei diritti assertivi:

E tu, quanto ti senti assertivo?

UNO SPAZIO VIRTUALE PER COLTIVARE IL PROPRIO BENESSERE PSICOFISICO

Ci ho pensato a lungo, perché questo salto forzato nella realtà virtuale mi ha un po’ lasciata interdetta. Ho voluto prima sperimentare su me stessa i pro e i contro di un lavoro sul web, rendendomi conto che questa momentanea trasposizione può avere il suo perché se fatta con le giuste accortezze.
Ho scelto dunque di continuare il mio lavoro legato al benessere psicofisico in questa modalità digitale: il progetto Stop and Breath da oggi è anche on line, nella modalità delle videolezioni, personalizzate e a misura delle proprie possibilità ed esigenze. Ho voluto rendere solidale questa idea, offrendo degli incontri gratuiti, perché è un momento difficile per tutti, ma non per questo si può trascurare il prendersi cura di se stessi.
Dedicherò il martedì pomeriggio e il venerdì mattina a questi video-incontri, che avranno luogo sulle più note piattaforme come Skype, Whatsapp, Duo, Zoom…
Il primo passo da compiere è quello di concordare insieme un primo appuntamento, contattandomi tramite messaggio privato attraverso i miei canali: sceglieremo una data e un orario e fornirò tutte le informazioni necessarie allo svolgimento della videocall, affinché ognuno riesca a concedersi il suo spazio di rilassamento, così necessario in questo periodo.

POST FATA RESURGO: RINASCITA E RESILIENZA

Post fata resurgo è il motto latino della Fenice, uccello mitologico noto per la leggenda di rinascere dopo la morte dalle sue stesse ceneri, la migliore immagine di resilienza che la nostra cultura millenaria potesse donarci.

Mai come in questi giorni il nostro pensiero è volto all’immagine della rinascita: l’intero pianeta è bloccato da un virus tanto piccolo quanto potente, che è quasi riuscito a mettere a tappeto l’intero funzionamento dell’uomo moderno, le nostre abitudini, le nostre routine e i nostri ritmi. Tutto è fermo, tutto è sospeso.

La paura sembra essere per molti l’emozione predominante, in parte è normale, ed è comunque un gesto di grande onestà nei confronti di sé stessi il concedersi di sperimentarla per poi lasciarla andare. Le emozioni vanno vissute e mai represse affinché il loro carico non diventi insostenibile, è sempre importante ricordarlo!

Nei precedenti articoli del mio blog ho parlato di alcuni strumenti per gestire lo stress (questo il link) e per coltivare la consapevolezza del respiro (questo il link), rinnovando l’invito a contattarmi attraverso la pagina #psicologicontrolapaura o tramite i miei indirizzi per poter affrontare insieme i vissuti emotivi di questi  giorni.

Siamo spettatori e protagonisti di quello che sembra essere uno dei cambiamenti più intensi ed enigmatici degli ultimi cento anni ed è importante provare ad addentrarci in esso con consapevolezza, coraggio e fiducia.

Il mio augurio per questi giorni di profonde trasformazioni è che ognuno di noi, proprio come la fenice, riesca  a riemergerne più forte, vigoroso e consapevole, provando a lasciarsi alle spalle tutto ciò che rendeva pesante anche la vita pre-quarantena, cercando di essere e sentirsi parte attiva del cambiamento.

Buona Pasqua, Buona Rinascita

“STRANI GIORNI, VIVIAMO STRANI GIORNI”

Questa mattina mi sono svegliata e nella testa mi risuonava la canzone “Strani Giorni” di Franco Battiato,  a chi come me ama la musica so che succede spesso di avere questa sorta di input musicali che rispondono a quello che è lo stato d’animo. Quello che stiamo vivendo è davvero strano, non c’è niente da aggiungere. Come Psicologa ho voluto anche io cercare di dare il mio contributo aderendo all’iniziativa #psicologicontrolapaura  lanciata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi CNOP, ho cercato di adeguarmi alle modalità di smart working continuando ad offrire i miei servizi on line soprattutto ai ragazzi del nostro Doposcuola Specialistico e mi sto continuamente aggiornando per meglio riuscire a gestire questa condizione di emergenza sanitaria in cui siamo immersi, come consigliato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Dopo questo preambolo mi preme però sottolineare la mia parte più umana, perché prima di tutto, prima delle etichette che ci definiscono e ci qualificano da un punto di vista professionale, siamo esseri umani al contempo fragili ma resilienti. La parola resilienza “è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”, dice Wikipedia. Io sono sicura che ognuno di noi in questi giorni stia provando a dare voce a questa parte di sé, con risultati più o meno efficaci ma che giorno dopo giorno si affinano per dare vita a quelle che comunemente possiamo chiamare “strategie di sopravvivenza”.

Con questo breve articolo voglio provare a dare voce a quei gesti, a quelle parole e a quelle emozioni  che in queste lunghe giornate ci stanno aiutando a continuare a non perdere la rotta, in quello che è il nostro viaggio su questo pianeta. Mi piacerebbe poter ascoltare tutte quelle cose che stanno riempiendo in maniera positiva questa sorta di “tempo sospeso” e mi auguro che chi legge possa essere ispirato nel provare a condividere i suoi pensieri o i suoi momenti qui sul mio blog, tramite il modulo “Lascia un commento” alla fine del post o privatamente attraverso quelli che sono i miei contatti.

Io sto facendo tesoro di questi momenti, nonostante la preoccupazione e la paura a cui è lecito lasciare un piccolo spazio per esprimerle ed elaborarle, ma senza farle straripare. La mia giornata tipo è: sveglia, colazione, doccia, piccolo spazio per lo yoga o per la mindfulness, alcuni giorni li dedico allo smart working, altri ai momenti di studio e di approfondimento di quelli che sono i temi a me più cari per il mio lavoro e per la mia crescita personale. Cerco di non far mancare quasi mai almeno un po’ di attività fisica (per fortuna ho una cyclette e dei pesi), leggo tanto e ascolto buona musica, guardo film e serie tv, ascolto podcast mentre mi diverto con i colouring book, tengo ordinata la casa e cerco di cucinare cibi sani ma gustosi (oggi pizza!). Le videochiamate mi aiutano tanto a non sentire la solitudine, è bello poter vedere la persona con cui stai parlando e quel pezzettino di vita che al momento ha intorno.


Scrivere, parlare con le persone care e dare spazio alla propria creatività sono gesti che normalmente ci aiutano a connetterci maggiormente con noi stessi, ma in questi giorni ancor di più.


Aspetto di leggere le vostre testimonianze, distanti ma uniti ce la faremo!

ESERCIZIO DI CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO

In questi giorni le emozioni che proviamo dinanzi a questa inaspettata emergenza sanitaria sono molto forti e sicuramente l’ansia e la paura sono le due protagoniste indiscusse. Voglio condividere qui sul mio blog delle semplici pratiche che possono essere d’aiuto per quei momenti di forte tensione e di irrigidimento in cui lasciamo che i nostri pensieri più negativi prendano il sopravvento.

Questo semplice esercizio di Consapevolezza del Respiro è tratto dalle strategie di Mindfulness suggerite da Ronald D. Siegel, psicologo e Assistant Professor of Psychology presso la Harvard Medical School.
La traccia audio in sottofondo è liberamente presa dal canale youtube GoodVibes

COLLOQUI VIA SKYPE

COLLOQUI VIA SKYPE

In un’epoca in cui la tecnologia ci consente di eliminare le distanze regalandoci connessioni digitali, anche “andare dallo psicologo” diventa più facile!

Tramite il tuo smartphone potrai collegarti con me via Skype, è davvero semplice: 

1: contattami per prendere un appuntamento

2: effettua il pagamento anticipato tramite bonifico bancario, conto PayPal o ricarica PostePay

3: ci vediamo in videochiamata nel giorno e nell’ora concordati

per maggiori informazioni:

Manuela Iannucci – Psicologa

389/0924157 (chiamate e WhatsApp)

iannuccimanuela@gmail.com 

http://manuelaiannucci.it

STOP AND BREATH: INCONTRI DI BIOENERGETICA E MINDFULNESS

STOP AND BREATH – CORPO, MENTE E CUORE PER RITROVARE L’ARMONIA

“NOI SIAMO IL NOSTRO CORPO, PIÙ SIAMO IN CONTATTO CON QUESTO PIÙ SIAMO IN CONTATTO CON NOI STESSI”

Alexander Lowen

Quando nel corpo si somatizzano rigidità e tensioni croniche il livello di energia e di vitalità dell’organismo tende a diminuire, andando ad alimentare un circolo vizioso che porta alle classiche reazioni da stress, che tutti conosciamo bene.

“Stop and Breath – Corpo Mente e Cuore per ritrovare l’armonia” è un percorso in cui il vero protagonista è il corpo, mezzo di espressione per eccellenza del proprio benessere psicofisico.

Sulla base degli insegnamenti della Bioenergetica e della Mindfulness gli incontri verteranno su una pratica a mediazione corporea semplice ed armoniosa, che ha come scopi quelli di:

  • prevenire stress ed ansia
  • aumentare lo stato di vitalità corporea
  • acquisire maggiore consapevolezza del proprio vissuto emotivo
  • promuovere uno stato di benessere. 

OBIETTIVI

Attraverso degli esercizi che derivano dalla pratica della bioenergetica e della mindfulness si andrà a lavorare sullo scioglimento delle tensioni muscolari, sulla pratica della respirazione finalizzata al rilassamento e sul più ampio concetto di grounding (radicamento) che consente di armonizzare il dialogo tra mente, corpo ed emozioni.
Obiettivi specifici degli incontri:

  • Entrare maggiormente in ascolto del proprio corpo e delle emozioni somatizzate
  • Migliorare la gestione dello stress e delle tensioni muscolari attraverso dei semplici esercizi a mediazione corporea sincronizzati con il respiro
  • Abituare Corpo, Mente e Cuore a dialogare tra loro, a ritrovarsi, ad ascoltarsi e a rispettarsi.
  • Donarsi uno spazio di ascolto e di esplorazione del proprio vissuto interiore
  • Allenarsi ad entrare in sintonia con la parte più autentica di se stessi, il vero Sé, i suoi bisogni ed i suoi desideri più reconditi.

Imparare a riscoprire quella forma di amor proprio che è alla base del piacere e del piacersi.


METODOLOGIA

Verranno proposti degli incontri mensili della durata di un’ora e mezza, in cui saranno esplorati e sperimentati i punti chiave del lavoro psicocorporeo, sulla base degli insegnamenti della Bioenergetica e della Mindfulness.

Ogni singolo incontro sarà caratterizzato da una breve parte introduttiva a cui farà seguito un lavoro pratico di esercizi a mediazione corporea.
E’ pertanto consigliato un abbigliamento comodo ed un paio di calzini antiscivolo, in quanto la pratica si svolgerà a piedi scalzi.


CALENDARIO

Gli incontri a cadenza mensile si svolgeranno dalle 19.30 alle 21.00 secondo il seguente calendario, presso il Centro Culturale SpazioPiù, in via del Santuario 156, Pescara.

  • Martedì 17 Marzo 2019
  • Martedì 21 Aprile 2019
  • Martedì 19 Maggio 2019
  • Martedì 9 Giugno 2019

COSTI

€ 15 ad incontro
Intero pacchetto: € 50


INFO E PRENOTAZIONI

Manuela Iannucci – Psicologa 389/0924157 (chiamate e messaggi what’s app)

iannuccimanuela@gmail.com

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#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Figli” il film

Figli è un film piacevole ma schietto, che parla di quel vissuto che tutte le più o meno giovani coppie della nostra contemporaneità si trovano a dover affrontare. Discorsi spesso tabù, perché vanno ad intaccare quell’immagine ideale da famiglia perfetta e felice che tutti sono abituati goffamente ad ostentare. Un film dove protagonista è il vissuto emotivo dei due genitori, magistralmente interpretati dalla Cortellesi e da Mastandrea, che confermano il loro talento e continuano a valorizzare il cinema italiano. Una coppia che fino a prima dell’arrivo del secondo figlio rispecchia quell’equilibrio da famiglia medio borghese che si dimena nelle incombenze della quotidianità riuscendo più o meno sempre a stare sul pezzo. Ma arriva poi il fatidico secondo figlio e tale equilibrio sembra perdersi. Lo stile interpretativo dei due attori riesce sempre a regalare un sorriso, non si cade mai (per fortuna) nel mood mucciniano di crisi di coppia che per disperazione si adagia in ripicche e tradimenti. Molto lucide e ben contestualizzate le riflessioni sull’eredità concettuale e valoriale delle generazioni precedenti, che perpetuano una sorta di cecità e di indifferenza nei confronti di tutti coloro che ora rappresentano la parte giovane di questo paese.
La lettura psicologica e socio-culturale di quella che ora è la mia generazione é molto attenta, i due protagonisti non hanno paura di mostrare le loro fragilità e le contraddizioni di questo nostro presente. Cercano per tutto il film di fare i conti con quella dimensione problematica che sembra mettere in subbuglio la loro intera esistenza, ma con consapevolezza, il ché vuol dire ammettere in primis di avere una difficoltà per poi provare ad andare avanti, per tentativi ed errori, fino ad arrivare ad un nuovo equilibrio. Lo stile del film è leggero, grazie soprattutto alla peculiarità dei due attori che rimangono per me tra i migliori del panorama contemporaneo del cinema italiano. La visione stimola comunque delle belle riflessioni, per chi è già genitore e riesce pertanto a rispecchiarsi maggiormente nella storia, ma anche per chi ancora guarda alla dimensione familiare con un po’ di timore, perché magari vorrebbe ma è completamente scoraggiato dalla precarietà del presente lavorativo.
Decisamente consigliato.

#Psicologia #Cinema #Musica e #Letteratura – “Beautiful Boy” il film

Beautiful boy è un film che ti tiene incollato allo schermo per tutta la sua durata, compresi i suoi titoli di coda con le ultime parole (autobiografiche?) del protagonista. È un film che parla di tossicodipendenza, che vuol dire impotenza dinanzi al devastante potere distruttivo delle droghe e di tutto ciò che l’abuso provoca.
Beautiful boy è un film che parla di dolore, di vuoto e di insoddisfazione. È un film in cui viene illustrato come a volte la fragilità degli animi più sensibili non trovando il giusto contenimento, sfoci nell’abuso di qualsiasi sostanza possa dare un’illusione di pienezza e compensazione.
Beautiful boy è la storia di una famiglia lacerata dal dolore e dal senso di colpa, di un padre che fino all’ultimo cerca in ogni modo di aiutare quel figlio che riesce sempre per troppo poco tempo a rimanere pulito. Verso la fine si parla del lutto nei confronti di chi nonostante sia ancora in vita è come se già non ci fosse più…ed è forse la parte più dolorosa, perché subentra la consapevolezza di essere giunti ad un punto di non ritorno e alla morte prima che della persona, della speranza.
Beautiful boy è un film che parla di autodistruzione, è un film che parla di una famiglia che nello straziante dolore cerca di capire, di correre in aiuto, di essere presente, di sopravvivere, nonostante tutto, fino alla fine…e di famiglie così ahimè non ce ne sono tante.
Beautiful boy è la storia di un padre e di un figlio che sembrano essere molto uniti e molto legati tra loro, ma l’apparenza troppo spesso inganna.
Beautiful boy è un film che ti fa ricordare di alcune storie e di alcune persone che nel tuo percorso sicuramente anche tu hai incontrato, perché la tossicodipendenza purtroppo è un fenomeno molto diffuso, nonostante spesso si voglia cercare di fare finta di niente.
Beautiful boy infine è anche un film con una colonna sonora pazzesca (ci sono tutti i miei artisti preferiti, sono di parte), è un film che parla al cuore e soprattutto è un film che ci mette in contatto con la parte di noi stessi più fragile ed umana, che spesso per paura mettiamo a tacere senza dargli troppa importanza.
Beautiful boy insomma è un film che non dimentichi e che tutti a mio avviso dovrebbero vedere prima o poi.
Io per il momento aspetto di leggere anche i due libri, scritti uno dal padre e uno dal figlio.